Oceani di altri mondi – Alla ricerca del mare sui pianeti extra solari

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Dato il numero consistente di pianeti extrasolari confermati, molti ricercatori hanno rivolto la loro attenzione allo studio di questi mondi, con un occhio di riguardo verso quelli che potrebbero occupare la “zona abitabile”. Si tratta dell’area in cui i pianeti potrebbero ospitare acqua allo stato liquido, e quindi ospitare forme di vita. Diversi metodi di rilevamento delle acque superficiali sono in fase di sviluppo, tra cui quello di rilevare uno specchio d’acqua attraverso il riflesso luminoso della luce.

Gli astronomi ipotizzano che un eventuale oceano in superficie influisca sul potere riflettente del pianeta, noto come effetto albedo; questo aumento di albedo dovrebbe essere rilevabile durante la fase crescente di un pianeta. In questo modello, gli astronomi non hanno la necessità di osservare l’intero disco, ma anche soltanto una piccola porzione. Lo studio è condotto da un team di scienziati guidati da Nicolas Cowan della Northwestern University, il quale sottolinea l’importanza di un metodo affidabile per rilevare gli oceani su pianeti extrasolari.

esopianeti, inaf, news,notizie,spazio“Gli astronomi sono ansiosi di capire come individuare gli oceani su pianeti extrasolari, perché i biologi ci assicurano che l’acqua liquida è necessaria per la vita come noi la conosciamo. La sfida è che pianeti extrasolari sono molto lontani, quindi nella migliore delle ipotesi appaiono come un pallido puntino blù”, afferma lo scienziato. Pianeti che hanno una modesta inclinazione ricevono meno luce ai loro poli che all’equatore. I livelli bassi di luce si tradurrebbero in temperature più fredde, permettendo a neve e ghiaccio di accumularsi ai poli.

La squadra dimostra che durante le fasi, un pianeta inclinato sembra riflettere più luce da latitudini più elevate (come i poli) rispetto a quando il pianeta è in una fase gibbosa. Poiché neve e ghiaccio sono così riflettenti, la riflettività apparente di un pianeta sembra aumentare se si osserva in una fase di mezzaluna. Cowan e il suo team sostengono che questa “latitudine-effetto albedo” possa essere scambiata per il riflesso degli oceani su pianeti extrasolari. Nel loro documento, il team delinea tre possibili metodi per rilevare acqua liquida sulla superficie di un pianeta extrasolare.

Il primo metodo, chiamato “variabilità di colore rotazionale,” si basa sul fatto che gli oceani sono più scuri e hanno colori diversi dalla superficie composta da terre emerse. Nel corso del tempo, le variazioni di colore di un pianeta possono tradire la presenza di oceani di acqua liquida. Il secondo metodo si basa sull’allineamento delle onde di luce riflessa (polarizzazione). Gli oceani sono più agevoli rispetto ad altri tipi di superfici e possono allineare le onde luminose che riflettono dalla superficie dell’acqua, in modo da polarizzare la luce riflessa. Osservazioni di luce cinerea polarizzata, infatti, suggeriscono che le variazioni di polarizzazione possono aiutare gli astronomi a rilevare gli oceani.

Il terzo metodo, infine, afferma che gli oceani sono in grado di riflettere la luce in un modo simile a uno specchio, soprattutto durante le fasi, per cui prende il nome di speculare. Il team ha anche osservato la difficoltà di osservazione dovuta alla presenza di eventuali nubi che non permettono una corretta visione della superficie. Le tre tecniche elencate in precedenza hanno dimostrato di lavorare con un alto grado di fiducia su pianeti simili alla Terra, con circa il 50% del globo interessato della copertura nuvolosa.

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Oceani di altri mondi – Alla ricerca del mare sui pianeti extra solariultima modifica: 2012-07-22T16:05:00+02:00da kattolika177
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