Le sirene esistono? L’affascinante teoria delle “scimmie acquatiche” potrebbe spiegare l’origine della leggenda. Ma c’è chi afferma che gli “umanoidi acquatici” esistono realmente!

sirene.jpgCirca un anno fa, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’agenzia federale oceanografica degli Stati Uniti, ha sentito la necessità di dover dichiarare ufficialmente che le sirene non esistono! “Le sirene del mare, metà umane e metà pesce, sono leggendarie creature marine di cui si racconta sin da tempo immemore”, ha scritto il NOAA nel suo sito web.

Ma la sortita del NOAA non è casuale, infatti fu rilasciata in seguito alla messa in onda di un interessante programma trasmesso da Animal Planet dal titolo: “Sirene, il corpo trovato“, con il sottotitolo “un nocciolo di verità che vive sotto la leggenda delle mitiche sirene“. 

Si trattava in realtà di un docu-fiction, in cui, come ha precisato l’emittente, la scienza é stata usata “come un trampolino verso l’immaginazione”. Ma evidentemente tanti telespettatori lo hanno preso per un documentario e alcuni giorni dopo all’istituto oceanografico sono arrivate delle lettere in cui si chiedevano spiegazioni scientifiche. Ecco dunque la precisazione: Nonostante le premesse, “non sono mai state trovate prove dell’esistenza di umanoidi acquatici”.

Eppure, non tutti sono d’accordo. Sono numerosi gli scienziati che hanno avanzato interessanti teorie sull’esistenza, nel passato evolutivo dell’uomo, della “scimmia acquatica, e cioè di una antenato acquatico in comune tra gli ominidi e le scimmie. 

E sarebbero numerose anche le testimonianze di coloro che affermano di aver visto degli “umanoidi acquatici” tutt’ora viventi. Secondo i teorici della cospirazione, il Governo Americano (nella fattispecie proprio del NOAA) sarebbe a conoscenza di queste creature e addirittura starebbe inscenando un clamoroso cover-up (che giustificherebbe anche il comunicato del NOAA) per nascondere il fatto di essere in possesso del corpo di una sirena.

Prova di questo fatto, sarebbe il famoso suono oceanico “bloop” registrato nel profondo dell’Oceano Pacifico dal NOAA alla fine degli anni ’90. Teorie? Fantasie? Gli ingredienti per incuriosire il Navigatore ci sono tutti. [Inspiegabili suoni dal fondo dell’Oceano].

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Un fondamento scientifico alla leggenda?

“C’era una volta una sirenetta che viveva in un meraviglioso mondo sottomarino. Un giorno, desiderosa di incontrare le persone della terra ferma, si avventurò sulla superficie…”. Questo è l’incipit del racconto per bambini dal quale la Disney ha tratto il famoso cartone animato “La Sirenetta“.

Eppure, si tratta di una storia raccontata in tutto il mondo, la storia di una creatura leggendaria e che è menzionata nelle mitologie di quasi ogni cultura umana. La gente di tutti i continenti raccontano di aver avuto contatti con questi esseri metà uomo e metà pesce, descrivendo tutti lo stesso animale mitico.

Alcuni si sono chiesti se dietro queste leggende possa nascondersi un nocciolo di verità. Potrebbero esistere realmente degli umanoidi acquatici intelligenti, parenti lontani dell’uomo, che hanno sviluppato il loro percorso evolutivo adattandosi a vivere nelle profondità dell’oceano e che hanno sviluppato una società complessa nella quale vivono nascosti per paura dei loro parenti umani? E’ quello che si sono chiesti gli autori di un documentario girato per l’emittente tv Animal Planet: “Sirene, il corpo trovato”.

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Il docu-fiction valuta una possibilità basata su una teoria scientifica radicale – la teoria della “scimmia acquatica” – la quale sostiene che gli esseri umani abbiano attraversato una fase anfibia nel loro percorso evolutivo. Ad un tratto, le grandi inondazioni costiere di milioni di anni fa costrinsero un gruppo dei nostri progenitori a spingersi verso l’interno, adattandosi definitivamente alla terra ferma dando vita alla specie dei primati arboricoli, mentre un altro gruppo, forse spinti dalla necessità di trovare cibo, cominciarono a spingersi sempre più in profondità nel mare, adattandosi alla vita acquatica.

Dopo questo adattamento, un gruppo di primati sarebbe ritornato sulla terra ferma conservando alcune delle caratteristiche sviluppate nell’ambiente marino, mentre un altro gruppo si sarebbe adattato definitivamente all’ambiente marino.

Quindi, mentre noi ci siamo evoluti in esseri umani terrestri, i nostri parenti acquatici si sarebbero evoluti in esseri umani anfibi, stranamente simili alla leggendaria sirena. Alcuni autori sostengono la versione contraria della teoria e cioè che il progenitore in comune fosse completamente acquatico e che alcuni gruppi, spinti dalla necessità di trovare cibo, si spinsero sulla terra ferma fino ad adattarsi completamente a respirare ossigeno allo stato gassoso. In ogni caso, la sostanza non cambia.

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Come prova a sostegno della teoria, gli autori del documentario sottolineano le notevoli differenze riscontrabili tra l’uomo e gli altri primati. Anzi, alcune caratteristiche lo rendono molto più simile ai mammiferi marini che non ai primati terrestri. Questi i segni distintivi fondamentali:

  • la perdita del pelo cutaneo (i peli creano resistenza in acqua);
  • la capacità istintiva a nuotare (i bambini appena nati già sono in grado di nuotare);
  • il grasso sottocutaneo (per l’isolamento dall’acqua fredda);
  • il controllo del respiro (alcuni umani sono in grado di trattenere il respiro fino a 20 minuti, più ogni altro animale terrestre);
  • un cervello molto sviluppato, grazie ad una dieta ricca di frutti di mare;

 

La storia della teoria della “scimmia acquatica”

Nel corso del tempo, diversi autori si sono dedicati alla teoria della scimmia acquatica. In un libro del 1942, il biologo tedesco Max Westenhofer ipotizzò che i primissimi stadi dell’evoluzione umana fossero avvenuti in prossimità dell’acqua. Così egli scrive: “Postulare un modo di vita acquatico in una fase precoce dell’evoluzione umana è un’ipotesi sostenibile, per la quale si possono produrre ulteriori indagini e elementi di prova”.

sirene,noaa,news,notizieMa il vero padre della teoria è il biologo marino Alister Hardy che, già nel 1930, aveva ipotizzato che gli esseri umani possano aver avuto antenati acquatici. Ma solo nel 1960 decise di divulgare la sua teoria. L’occasione fu un discorso tenuto al British Sub-Aqua Club di Brighton il 5 marzo del 1960.

La tesi di Hardy si basa sulla convinzione che un gruppo di queste scimmie primitive, costrette dalla concorrenza con i loro simili e dalla scarsità di cibo, si sia spinta fino alle sponde del mare per andare a caccia di crostacei, molluschi, ricci di mare, ecc., nelle acque poco profonde al largo della costa.

Il biologo suppone che queste proto-scimmie acquatiche, spinte dalla necessità di rimanere sott’acqua per diverso tempo – proprio come è capitato per molti altri gruppi di mammiferi – si siano adattate all’ambiente acquatico fino a rimanere in acqua per periodi relativamente lunghi, se non in maniera definitiva. Hardy esplicitò definitivamente le sue idee in un articolo apparso su New Scientist il 17 marco 1960.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, la teoria godette di un certo interesse per diverso tempo, ma fu progressivamente ignorata dalla comunità scientifica. Nel 1967, l’ipotesi fu evocata da Desmond Morris nel suo libro “La Scimmia Nuda“, nel quale si trova la prima volta l’utilizzo del termine “scimmia acquatica“. La scrittrice Elaine Morgan, dopo aver letto il libro di Morris, divenne la principale sostenitrice e promotrice della teoria. Nei successivi 40 anni di carriera, la scrittice ha dedicato 6 libri alla divulgazione dell’ipotesi di Hardy.

Nel 1987, si tenne un simposio scientifico a Valkenburg, Olanda, per discutere la validità della teoria della Scimmia Acquatica. Dagli atti del convegno – pubblicati nel 1991 con il titolo “Aquatic Ape: Fact or fiction?” (Scimmia acquatica: realtà o finzione?) – emerge che gli scienziati non se la sentirono di sostenere l’idea che gli antenati dell’uomo fossero acquatici, ma che ci sarebbero alcune prove che avessero sviluppato l’abilità natatoria per alimentarsi nei fiumi e nei laghi, con il risultato che l’homo sapiens moderno può godere di brevi periodi di tempo in apnea.

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Questa è solo una delle versioni “deboli” della teoria, utilizzata dai ricercatori per spiegare alcune caratteristiche umane che sono ancora avvolte nel mistero, quali la perdita del pelo cutaneo, la capacità di apnea, il grasso sottocutaneo e la capacità istintiva a nuotare dei neonati.

Sebbene l’ipotesi della Scimmia Acquatica spieghi abbastanza bene il sorgere di queste caratteristiche, la maggior parte dei paleoantropologi tende a rifiutare la teoria, non accettandola tra le principali spiegazioni dell’evoluzione umana.

Una lettura estrema della teoria di Hardy ha portato alcuni ricercatori indipendenti ha ipotizzare l’esistenza attuale, di umanoidi acquatici intelligenti che vivono in società complesse nel fondo dell’oceano. L’esistenza di queste timide creature sarebbe all’origine delle leggende sulle sirene, decantate anche da Omero nella sua Odissea. Ma è possibile ipotizzare l’esistenza di questi Umanoidi Acquatici? Potrebbero esserci delle prove?

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Libro Consigliato:

Elisabetta Moro – L’ enigma delle sirene. Due corpi, un nome 

copj170.asp?f=9788883252365Un viaggio sul Mediterraneo che tocca Partenope, Neapolis, Hierapolis, Ascalona, per poi approdare sull’altra sponda del Mare Nostrum, in Palestina, prima di fare ritorno a Napoli.

E anche un viaggio da un estremo all’altro del tempo in un affascinante itinerario mitologico sulle tracce della sirena, attraverso le sue molteplici forme e le sue costruzioni culturali, per cogliere il segreto di questa creatura che continua ad abitare il nostro immaginario assumendo sempre nuove sembianze: donna-uccello, donna-pesce, dea Syria, Semiramide. Ma che incarna sempre un destino doppio, due corpi e un nome.

A quest’enigma della doppia natura delle seduttrici per antonomasia, si cerca qui di dare una risposta. Un mistero che, sin dall’incontro fatale con Ulisse, rappresenta una sfida lanciata alla ragione dell’Occidente.

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Antiche testimonianze

La storia delle sirene non è recente come si pensa. Solitamente si fa risalire la leggenda ai racconti dei marinai ubriachi del 1500, che storditi dai fumi del rum e della solitudine, avrebbero potuto facilmente scambiare un delfino o una balenottera per una bella e sinuosa sirena.

In verità, alcune pitture rupestri ci fanno pensare che la consapevolezza umana delle sirene sia molto più antica. In una grotta di arenaria in Egitto esistono le rappresentazioni più antiche delle sirene. Sulle pareti della caverna sono rappresentate creature umane con la coda, equipaggiate con lance e reti.

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Anche in epoca recente le testimonianze da parte dei pescatori sono state numerose. In molti casi, si racconta del recupero di grossi animali acquatici completamente infilzati con lancie e coltelli di origine sconosciuta. In alcune testimonianze di inizio secolo è possibile vedere lo stupore e lo sconcerto dei marinai.

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Uno strano suono dal fondo dell’Oceano

Nell’estate del 1997, il NOAA, con l’ausilio di un idrofono equatoriale, registrò più volte un suono misterioso proveniente dagli abissi dell’Oceano Pacifico. Il suono aumentava rapidamente in frequenza per circa un minuto, ed era di ampiezza sufficiente per essere ascoltato dai sensori ad una distanza di oltra 5.000 chilometri. L’origine del suono – battezzato “The Bloop” – è, come ammette il NOAA – di origine sconosciuta. Secondo alcuni, questo suono potrebbe essere la prova dell’esistenza di una specie sottomarina sconosciuta.

Il team di Paul Robertson, un ex dipendente del NOAA, nel 2007 stava indagando sugli inspiegabili spiaggiamenti di massa delle balene. Nell’esaminare i campini di tessuto dei corpi di alcune balene, i ricercatori si resero conto che i mammiferi erano stati danneggiati da sonar particolarmente potenti, utilizzati in diverse parti del mondo in occasione di esercitazioni navali.

L’inquinamento acustico marino è un fenomeno che in questi ultimi anni ha avuto un grande incremento. La nuova tecnologia Sonar utilizzata sia per la mappatura del fondo dell’oceano che per l’individuazione di bersagli sottomarini, emette vibrazioni sonore percettibili fino a centinaia di chilometri di distanza.

Quando una specie più sensibile, come le balene o i delfini, si trovi in prossimità dell’emissione del rumore subisce un vero e proprio trauma che la spinge ad una fuga precipitosa, fatale quando è diretta verso la superficie del mare. Secondo uno studio l’impatto di media frequenza di un sonar militare sull’udito di una balena è equivalente a quello di un motore di jet al decollo sull’udito di un essere umano che si trovi a tre metri di distanza.

La conclusione cui giunsero gli scienziati marini è che le onde sonore emesse dai sonar erano talmente potenti da spaventare quegli animali dotati di un udito così sensibile. Nel tentativo di sfuggire alla raffica di onde sonore, i mammiferi si erano spinti in acque troppo basse per sostenere le loro dimensioni enormi, finendo per arenarsi. 

Per cercare di dimostrare questa teoria, Robertson e il suo team si servirono delle registrazioni di un idrofono di profondità. Fu proprio in quelle registrazioni che ascoltarono la prima volta il “bloop”. Utilizzando un software audio, i ricercatori riuscirono ad isolare il suono di una creatura sconosciuta mescolata con i suoni delle balene e dei delfini. Dopo più accurate analisi, i ricercatori ebbero l’impressione che queste creature sconosciute comunicassero con i mammiferi, forse con l’intento di salvarli dal rumore del sonar.

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Il corpo ritrovato

Qualche settimana dopo, ci fu un altro spiaggiamento di massa in Sud Africa. Anche in quella zona i ricercatori registrarono suoni simili sui proprio dispositivi. Robertson e il suo team si recarono sul posto per investigare. Sulla spiaggia furono i resti di una creature sconosciuta all’interno dello stomaco di un enorme squalo bianco. Mentre esaminavano lo squalo, i ricercatori notarono una sorta di pugnale infilzato nel lato della bocca dello squalo. [Ma i mostri marini esistono davvero? Secondo gli scienziati non si può escludere!].

Come aveva fatto ad arrivare quel pugnale lì? Una volta tirate fuori tutte le parte dallo stomaco dello squalo, cominciarono a studiare attentamente i resti per capire di cosa di trattasse. All’interno trovarono la testa della creatura, una mano quasi completa, un longo osso tipo coda-pinna.

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Inoltre, i ricercatori trovarono anche uno strano strumento con un buco. In un primo momento non compresero cosa fosse, ma poi si ricordarono del pugnale nella bocca dello squalo. L’oggetto sembrava essere un perfetto astuccio per il coltello ricavato da una cosa o una spina dorsale di qualche grosso pesce. Ma chi aveva potuto produrre un oggetto simile? [Il misterioso vortice sottomarino ripreso dalla NASA].

Alcuni dei ricercatori si convinsero di trovarsi di fronte ad una sorta di “ominide acquatico intelligente”, una sirena! Ora avevano senso tutte le misteriose lance e coltelli trovati nei corpi di numerosi pesce nell’oceano.

Qualche giorno dopo, mentre il team stava per tornare negli Stati Uniti, i militari americani confiscarono i resti della creatura e i risultati della ricerca. Pare che il governo stesse studiano il fenomeno da molto tempo e che avesse utilizzato Robertson e la sua squadra per ottenere le informazioni che cercava. L’unica cosa che lasciarono fu la registrazione del famoso “bloop”.

Gli scienziati rimasero sconvolti dal fatto che avevano sequestrato tutti i risultati ottenuti con anni di duro lavoro, ma le registrazioni erano il vero tesoro da conservare. Grazie ad esse, avevano capito che le sirene erano in grado ci comunicare con i delfini e le balene. Questa è la prima e l’unica volta che si possiede la testimonianza di una comunicazione interspecie. Come alcuni sanno, in alcuni paesi, i delfini aiutano i pescatori umani a catturare i pesci, in cambio di una lauta porzione di bottino! Dove hanno imparato i delfini a fare questo?

 

In conclusione

In una intervista recente, Robertson ha dichiarato di non sapere se le sirene esistono o no, a differenza di uno dei suoi colleghi il quale pensa che esistano e che bisogna solo trovarle. Secondo Robertson, se le sirene esistono e sono sopravvissute così a lungo è perché sanno nascondersi.

L’unica cosa di cui è convinto il ricercatori è quella di non voler contribuire mai più alla ricerca delle sirene: “Non credo che gli essere umani sarebbero in grado di coesistere con le sirene senza sterminarle”. Il ricercatore sta ancora cercando di ottenere il bando dello sviluppo e della sperimentazione di armi Sonar per salvare balene, delfini e sirene.

Personalmente non ho mai creduto nelle sirene, eppure questo documentario mi fa capire che le profondità dell’oceano sono veramente la frontiera dell’esplorazione umana. Come spesso si dice, conosciamo meglio la superficie della Luna, che non le profondità del mare. Che si tratti o no di sirene, bisogna prendere atto che nel fondo dell’oceano ci sono specie sconosciute e misteriose che ancora non conosciamo e che speriamo di non incontrare per non sterminarle (per dirla con Robertson).

Le sirene esistono? L’affascinante teoria delle “scimmie acquatiche” potrebbe spiegare l’origine della leggenda. Ma c’è chi afferma che gli “umanoidi acquatici” esistono realmente!ultima modifica: 2013-03-02T07:17:00+00:00da kattolika177
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18 pensieri su “Le sirene esistono? L’affascinante teoria delle “scimmie acquatiche” potrebbe spiegare l’origine della leggenda. Ma c’è chi afferma che gli “umanoidi acquatici” esistono realmente!

  1. http://www.youtube.com/watch?v=gJG412W0RT0&feature=youtube_gdata_player
    secondo voi è vera? so di sirene spiaggiate in massa uccise dal sole! e avvistamenti sulle coste del pacifico.
    e di sirene avvistate insieme alle balene,insieme ai piccoli che li seguìvano!
    mio zio è un pescatore e è sicuro al 2cento per cento di averne vista una anche nel mediterraneo!
    spero di incontrarne una e di esserci amico(ma non penso vista la diversità della lingua) mandatemi una mail su questo indirizzo simonicoletti@libero.it oppure contattatemi su facebook nicola vojolamoto Simonetti scusate il secondo nome da cretino ma la moto e le sirene sono la mia passione! grazie di aver letto e un saluto:)

  2. Non so che pensare, ma se in tanti posti fin da tempi antichi ci sono stati avvistamenti non penso siano tutti pazzi.
    Per di più se sono stati trovati pesci infilzati con lance di origine sconosciuta credo che qualcosa da approfondire c’è di sicuro; ma considerando la capacità distruttiva che la razza umana dimostra verso la flora e la fauna spero che, se creature simili ci sono non vengano mai trovate!
    Personalmente guarderò il mare ancora più affascinata di prima. Ciao

    • Bufala? Troppo facile dire così… Sul nostro pianeta ci sono così tanti misteri…. Cose che ci tengono nascoste soprattuto perché vanno contro le religioni!!! Basta pensare che man mano che scopriamo qualcosa di nuovo, ci rendiamo conto, che gli scritti sumeri ne parlavano già 8000 anni fa!!! Però fino a quando nn li riscoprìamo ci viene detto che si tutte cozzate e scritti di fantasia…. Che coincidenza però che il sistema solare con tutti i pianeti sono perfettamente al posto e si presentano come aspetto come dissero loro… La loro teoria su come si è formata la terra è la più logica che abbia mai sentito… Hanno una spiegazione scientifica per il diluvio universale, hanno la spiegazione al l’anello mancante della nostra evoluzione… Nn vengono accettate per i motivi che ti dicevo prima…. Per quanto riguarda le sirene, alla fine è come per le piramidi, strano che popolo lontani nel tempo e geograficamente abbiamo fatto la stessa descrizione di questa creatura…

  3. Io ho visto il documentario e sono un po’ scettico. Il video dei ragazzi quando inquadrano la creatura e’ scura poi quando lui la tocca col bastone e la creatura si alza e’ bianca sembrerebbe un fotomontaggio e infine i resti ritrovati nello squalo come non li inquadrano? Ma te li fanno vedere subito nel tavolo dove li sezionano.

    • Cristian, se non inquadrano è perchè il documentario è una ricostruzione. Come gia scritto in questo articolo, tutte le prove sono state confiscate, quindi il documentario ha ricostruito come in una fiction, i racconti degli scienziati coinvolti. Come in molte altre storie di complotti, chissa dove sta la verità. Le persone sono portate per natura a credere ai complotti e a scartare le ipotesi più semplici….

  4. Avrei non poche perplessità. Non sono uno scienziato ma non credo ci sia bisogno di esserlo per ragionare su alcuni elementi.Che possano esserci dei primati acquatici non è cosa inverosimile, soprattutto se la teoria della scimmia acquatica fosse vera. Cosa questa molto plausibile.La questione è che questi esseri sono poco convincenti. E spiegherò il perché.Cominciamo con due precisazioni. Primo, terminologicamente parlando le sirene solo di recente sono state rappresentate come creature metà umana e metà caudata. Nell’antichità le rappresentazioni erano diverse. Presso i siriani erano metà uomini e metà cavalli, come i centauri. Presso i greci erano donne a volte alate a volte caudate. Quelle specificamente caudate erano le marmeidi, il cui habitat era perlopiù paludoso.In secondo luogo la teoria della scimmia acquatica non dice che ci sarebbe un antenato comune acquatico tra scimmie arboricole e gli ominidi ma, al contrario, che questo primate acquatico sarebbe discendente degli arboricoli e, prima di divenire un primate di savana, sarebbe stato acquatico. Questo perché, quando buona parte delle foreste africane inaridì dando luogo alla savana, i primati arboricoli che si ritrovarono in questo nuovo ambiente non erano molto bene attrezzati per affrontare le sfide che il rinnovato habitat poneva loro. Così quelle che ebbero la fortuna di trovarsi nei pressi di qualche lago, fiume o su un litorale marino avrebbero iniziato a usare l’acqua come rifugio e fonte alimentare divenendo acquatici. E così si spiegherebbero molte differenze che intercorrono tra noi e i primati arboricoli.Ma veniamo adesso alle nostre sirene caudate o marmeidi marine. Esaminando il loro aspetto si riscontrano alcune incongruenze.Innanzitutto come avrebbero sviluppato la coda ittiomorfica? Datosi che mi sembra inverosimile immaginare la fusione degli arti inferiori, l’unico modo sarebbe quello simile agli altri mammiferi marini: attraverso l’atrofia degli arti accompagnata dallo sviluppo della coda. Ora però, datosi che gli arti dei primati sono piuttosto sviluppati e che il tempo a disposizione è stato inferiore di quello avuto dagli altri mammiferi acquatici, questi primati dovrebbero avere ancora delle gambette ai lati della coda. Un po’ come le zampe anteriori del tirannosauro rex il quale non ha avuto il tempo di far sparire completamente.Ma io mi chiedo, a questo punto, perché mai un primate marino dovrebbe sviluppare una coda ittica e non invece utilizzare le gambe, magari munite di un bel paio di piedi palmati.Ma veniamo alla testa, parte che suscita in me le maggiori perplessità. Perché mai questi esseri dovrebbero avere una testa molto simile alla nostra. Vada pure per la grandezza degli encefali, ma il profilo ortognato? Noi siamo dotati di un apparato masticatorio striminzito perché abbiamo appreso a cuocere e preparare i cibi. Ma mi risulta difficile credere che possano esistere sistemi di cattura nelle profondità marine…E a proposito: di che materiale sono fatte le frecce e i pugnali ritrovati in squali e balene? Se, come sembra dalle fotografie, sono di metallo siamo in presenza di esseri che riescono a lavorare il metallo sott’acqua, pensate un po’!Altro particolare: la cassa toracica è troppo piccola per animali che riescono a trascorrere tanto tempo nelle profondità marine al punto da essere intraviste solo sporadicamente.In definitiva dei primati marini, discendenti di ominidi anfibi che si sarebbero distaccati dai nostri antenati prendendo la via del mare, dovrebbero avere un aspetto diverso. Un po’ come delle chimere dovrebbero avere una testa molto simile a quella delle foche, un cassa toracica imponente e gambe lunghe (magari come le nostre) con piedi palmati. E gli unici utensili che potrebbero utilizzare consisterebbero in qualche ciottolo lavoricchiato, qualche osso di pesce o di cetaceo e qualche guscio di animale morto.Queste sirene-marmeidi hanno la parte anteriore troppo simile alla nostra e quella posteriore troppo simile a quella di cetacei e altri mammiferi acquatici per poter essere verosimile.Anche le tecniche di caccia che vengono loro attribuite sono troppo simili a quelle dei cacciatori umani di savana o dei pescatori delle isole tropicali per essere credibili.Ricordano molto più il vezzo della mitologia umana di assemblare parti umane e parti animali senza criterio per essere veri.La sfinge con la sua testa di donna e il corpo di leone come i centauri (o le sirene dei siriani) col loro busto di uomini e il corpo di cavallo (tra l’altro dotati di due casse toraciche e due apparati digerenti, quelli umani e quelli equini, vista la loro conformazione fantastica), come anche il dio Anubi con testa di cane e corpo di uomo sono prodotti della fantasia umana che assembla parti a piacimento a crea i suoi “collages” favoriti.Ma le creature viventi sono altra cosa! Esse sono organismi che costituiscono un tutto unico che si evolve in base all’esigenza di sopravvivere e tramandarsi. Un tutto unico in cui ogni parte è legata a filo di ruota col resto.A poco servono le elaborazioni al computer e l’utilizzo posticcio di concetti scientifici per rendere più verosimili e “moderni” esseri puramente mitologici.

  5. Basta con il sarcasmo. Chi ha ragione? Per ora nessuno lo sa. Come per gli “alieni” di sicuro i governi non ci dicono tutto. Che esistano o meno… Il fatto che molti stati conservino la segretezza sull’argomento la dice lunga. Ipotizziamo che queste sirene esistano.. Cosa non si potrebbe più fare nei mari? Trivellare x il petrolio per esempio… E visto che per il petrolio si ammazzano tranquillamente gli uomini, figuriamoci una specie che non si è certi che esista. Se uno è scettico è sufficiente che lo esprima senza ridicolizzare chi invece ci crede. O siete tutti scienziati e la vostra parola è legge? La libertà di espressione esiste ancora o sbaglio? Piuttosto cerchiamo di non ostacolare chi sta facendo ricerche e teniamoci le critiche “distruttive” per i nostri ” governanti” che se le meritano certamente vista la storicità di insuccessi perpetrati. Riflettiamo.

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