Re Giorgio II: sulla questione F35 il parlamento non metta becco! Prove tecniche di regime

napolitano-f35.jpgGli F35 volano in picchiata sugli equilibri istituzionali italiani. E’ un passaggio del documento finale del Consiglio supremo di Difesa a suscitare la bufera, quando si afferma che “sui programmi di ammodernamento delle forze armate, e quindi anche sull’acquisto dei caccia F35, decide il Governo”.

Parole che sono un altolà al Parlamento che ha approvato una mozione di maggioranza la quale subordina l’acquisto dei caccia al parere favorevole dell’Aula. 

Tuttavia il Consiglio Supremo di Difesa spiega che “la progressiva integrazione europea, in coordinamento con l’evoluzione della Nato, e la realizzazione di capacita congiunte costituiscono presupposti fondamentali per l’approntamento di forze in grado di far fronte efficacemente alle esigenze di sicurezza e di salvaguardia della pace.

Linea dura da parte del M5S: “L’intervento del Consiglio supremo di Difesa è l’ennesima prova che il Parlamento è concepito come ratificatore di provvedimenti del governo”, dice il capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti.

“E’ sconvolgente che Napolitano avalli questo ennesimo schiaffo”. Anche il vicepresidente della camera Luigi Di Maio (M5S) esprime forte preoccupazione per l’atteggiamento del Consiglio Supremo di Difesa sottolineando, che “il Parlamento può, senz’altro, porre veti”. Ma che cos’è il Consiglio supremo di Difesa?

Il Consiglio supremo di difesa è un organo di rilievo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica (87 cost.), e, secondo il dettato della legge 28 luglio 1950 n. 624 (“Istituzione del Consiglio supremo di difesa” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 28 agosto 1950, n. 196), “esamina i problemi generali politici e tecnici attinenti alla difesa nazionale e determina i criteri e fissa le direttive per l’organizzazione e il coordinamento delle attività che comunque la riguardano” (Art. 1).

Alle sue riunioni possono essere convocati i capi di stato maggiore delle quattro Forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri), il presidente del Consiglio di Stato su invito del Presidente della Repubblica, nonché persone di particolare competenza nel campo scientifico, industriale ed economico ed esperti in problemi militari.

Il Consiglio supremo di difesa si riunisce almeno due volte all’anno ed è convocato dal Presidente della Repubblica, anche dietro richiesta del Presidente del Consiglio dei ministri, ogniqualvolta ne ravvisino la necessità.

Alle sue riunioni possono essere convocati i capi di stato maggiore delle quattro Forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri), il presidente del Consiglio di Stato su invito del Presidente della Repubblica, nonché persone di particolare competenza nel campo scientifico, industriale ed economico ed esperti in problemi militari.

Il Consiglio supremo di difesa si riunisce almeno due volte all’anno ed è convocato dal Presidente della Repubblica, anche dietro richiesta del Presidente del Consiglio dei ministri, ogniqualvolta ne ravvisino la necessità.

Il CSD esamina i problemi generali relativi alla difesa nazionale, sulla base delle direttive generali determinate dal Governo e dal Parlamento; da questa analisi scaturiscono delle direttive vincolanti per il Presidente della Repubblica, il Consiglio dei ministri (e di conseguenza i singoli ministeri) e il comandante delle forze armate, secondo le diverse aree di competenza.

Le sue funzioni sono in gran parte delineate in negativo, cioè perché la maggior parte dei compiti concretamente decisionali, rientranti nella generale dizione della L. n. 624/50, rientrano in realtà nelle competenze di altri organi.

In particolar modo l’indirizzo politico in materia di politica estera e militare spetta al Governo, e la determinazione dei piani strategici e di difesa dei confini sono di competenza del Capo di stato maggiore. Di conseguenza il CSD si limita a svolgere attività consultive e istruttorie per le decisioni del Consiglio dei ministri, al pari di un Comitato interministeriale, fenomeno con il quale è molto affine.

A questo punto le domande sono semplici: il CSD ha la possibilità di spendere denaro per acquistare macchinari militari? Chi approva il bilancio previsionale e consuntivo del ministero della difesa? Non dovrebbero essere le camere? Non è il parlmamento ad approvare la legge finanziaria?

Ma la domanda delle domande è: a che cazzo ci servono gli F35? C’è una guerra in previsione? Perchè Napolitano e compagni si sono interstarditi così tanto?

Perplessità anche dal Pd Gina Piero Scanu: “Nel più totale rispetto della funzione del Consiglio supremo di Difesa, che svolge un ruolo di equilibrio e garanzia secondo i principi della Costituzione, è necessario ricordare che la legge di riforma dello strumento militare attribuisce al Parlamento la competenza primaria in materia di acquisizione e riordino dei sistemi d’arma”.

Dunque, osserva il capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, il comunicato del Consiglio supremo di Difesa “va inteso come un contributo importante al dibattito in corso. La sovranità del Parlamento, infatti, non può essere derubricata come mero esercizio di veto e, d’altro canto, come tutte le leggi, anche quella di riforma dei sistemi d’arma è stata contro firmata dal Capo dello Stato”. 

Ma nel Pd c’è chi si spinge ben oltre, fino a chiedere proprio al Capo dello Stato di difendere il ruolo delle Camere. La presa di posizione del Consiglio Supremo di Difesa è “un fatto di estrema gravità, rispetto al quale il Presidente della Repubblica e, soprattutto, la Presidente della Camera dovrebbero riaffermare la sovranità del Parlamento”.

“Fa venire i brividi”, ha concluso il deputato Nuti, “pensare che mille persone elette dal popolo non possano pronunciarsi sull’acquisto di strumenti per le Forze Armate senza il consenso popolare, portando verso una forma di “presidenzialismo di fatto”.

Alle critiche si è unito anche Gero Grassi, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera: “Nel totale rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza del Consiglio Superiore della Difesa, faccio notare che le decisioni del Parlamento non rappresentano un diritto di veto, ma una scelta libera, consapevole ed indipendente alla quale, credo, tutti debbano attenersi”.

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