18 maggio 2013
«Purchè non si pensi!»: come utilizzare la libertà per instaurare il totalitarismo dei desideri indotti
Viviamo in tempi stranissimi che, oltre ad un volgare conformismo, non ci consigliano di andare. E chiamiamo questo conformismo “buon senso”, “saper vivere” e persino lealtà alla patria, o addirittura “fede”.
Così siamo giunti al punto che manifestare un desiderio di conoscere e riflettere, di pensare, oppure dichiarare di avere un punto di vista diverso da quanto ogni autorità ci propone, significa candidarsi al sospetto.
Come minimo, si rischia di trovarsi ai margini del proprio gruppo. L'attuale sistema ha come presupposto che qualcuno pensi e giudichi per tutti.
Ed allora, l'ordine interiorizzato e che nessuno verbalizza, ma che scivola indisturbato nelle pieghe di ogni coscienza è: «Non pensate, gente, non pensate, ricordatevi di non pensare, pensare stanca, è inutile, pensa uno per tutti e vi protegge dal vostro stesso pensiero...». Così viviamo tempi di conformismo coatto.
17 maggio 2013
Un mega impatto di 12.900 anni fa ha generato una nuova era glaciale?
E' possibile che una un impatto avvenuto 12.900 anni fa con una grossa cometa abbia distrutto le antiche civiltà nordamericane e spinto la Terra in una piccola era glaciale?
Questa domanda è stata causa di accesi dibattiti tra gli scienziati fin dal 2007, quando venne scoperto il controverso sito archeologico di Topper, posto lungo il fiume Savannah, in South Carolina, negli Stati Uniti, famoso per il ritrovamento di artefatti, che in base alla datazione, indicherebbero una presenza umana nel continente americano fin da 50.000 anni fa: ben 37.000 anni prima rispetto alla teoria classica del popolamento delle Americhe (Cultura di Clovis).
Ebbene, un nuovo studio pubblicato il 17 settembre 2012 su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), fornisce alcune ulteriori prove che questa ipotesi non è un'idea tanto campata per aria.
L'archeologo Albert Goodyear è uno dei co-autori dello studio che conferma la ricerca pubblicata su PNAS nel 2007 da Richard Firestone, uno scienziato del Dipartimento di Energia presso il Lawrence Berkeley National Laboratory.
16 maggio 2013
La concreta possibilità dell'estinzione della specie umana
Sebbene sia spesso relegato nell'ambito del catastrofismo e del complottismo becero, quello dell'estinzione della specie umana è un tema che sta diventando sempre più dibattuto dalla comunità scientifica.
Quali sono le maggiori minacce mondiali alla sopravvivenza della nostra specie? Siamo alla vigilia di una catastrofica, quanto inaspettata estinzione dell'umanità?
Sono queste le domande che hanno animato una conferenza tenutasi al Future of Humanity Institute presso l'Università di Oxford che ha visto la partecipazione di un team internazionale di scienziati, matematici e filosofi con l'intento, per quanto possibile, di individuare i maggiori pericoli che minacciano la nostra esistenza come specie.
Il simposio ha prodotto un documento finale (Existential Risk as a Global Priority), nel quale il rischio dell'estinzione umana viene classificato come una priorità globale che i responsabili politici devono prendere in seria considerazione e prendere le dovute precauzioni.
Secondo Nick Bostrom, direttore dell'istituto oxfordiano, la posta in gioco è pericolosamente alta e se non si prendono i provvedimenti giusti, questo potrebbe essere l'ultimo secolo di vita della specie umana. Ma quali sono i pericoli maggiori che minacciano l'umanità?
11 maggio 2013
Inspiegabile mutazione avvenuta nel DNA degli europei 4500 anni fa
Un nuovo studio pubblicato di recente sulla rivista Nature rende noto un enigma al quale gli scienziati genetisti non sanno dare ancora una spiegazione: i marcatori genetici della prima cultura paneuropea furono improvvisamente sostituiti circa 4500 anni fa.
La mutazione inspiegabile è stata rilevata grazie alle analisi condotte su alcuni scheletri recuperati in Germania e risalenti a circa 7500 anni fa, il cui DNA è stato utilizzato per ricostruire la prima storia genetica dettagliata delle popolazioni dell'Europa moderna.
Lo studio, condotto da un team internazionale di ricercatori del Centro per il DNA antico dell'Università di Adelaide in Australia (ACAD), da altri colleghi dell'Università di Mainz in Germania e dai componenti del Genographic Project della National Geographic Society, rivela una serie drammatica di eventi, tra cui grandi migrazioni provenienti dall'Europa occidentale e l'Eurasia, e segni di un'inspiegabile mutazione genetica verificatasi tra i 4 mila e i 5 mila anni fa.
06 maggio 2013
L'uomo è arrivato in America 22 mila anni prima di quanto si pensasse?
Il dibattito scientifico sul periodo e le modalità della colonizzazione umana del continente americano potrebbe essere a una svolta decisiva.
Fino ad oggi si era comunemente ritenuto (anche se voci discordanti all'interno della comunità scientifica non erano mai mancate) che i primi abitanti dell'America fossero stati i Paleo-Indiani, anche conosciuti come popolo di Clovis, che si erano stabiliti nel Nuovo mondo circa 11mila anni fa.
Ma alcuni strumenti di pietra scoperti nel nord-est del Brasile, in un antico rifugio scavato tra le rocce del sito archeologico Toca da Tira Peia, potrebbero costringere a retrodatare la presenza umana in questa regione del pianeta a ben 22 mila anni fa.
A sostenerlo è l'archeologa Christelle Lahaye dell'università di Bordeaux che insieme al team di Eric Boëda dell'università di Parigi ha condotto gli scavi dal 2008 al 2011 e pubblicato lo studio sul Journal of Archaeological Science.
La datazione dei reperti finora rinvenuti nell'area, in tutto 113, emersi da cinque strati di terreno accuratamente scavato, è stata invece portata avanti con la tecnica della luminescenza, cioè il principale strumento di identificazione dei silicati, grazie alla quale è possibile individuare il periodo durante il quale gli oggetti sono stati esposti alla luce.
30 aprile 2013
Un nuova ipotesi sull'origine della civiltà Maya
Recenti scavi nel sito di Ceibal, in Guatemala, forniscono nuovi indizi sulle origini della civiltà Maya. Secondo i ricercatori, la nascita di questa antica cultura mesoamericana sarebbe nata in seguito a un profondo cambiamento sociale che ha coinvolto un'estesa area dell'America centrale e le rispettive numerose culture.
Se il periodo classico (dal 300 al 950 d.C.) è una fase molto studiata dagli archeologi, meno si sa degli albori dell'era pre-classica, ovvero antecedente al primo millennio a.C.
La nuova ipotesi contraddice le due teorie classiche in conflitto tra loro e sostenute dagli scienziati, secondo cui la civiltà Maya è nata grazie al contatto con la civiltà Olmeca oppure è una civiltà sviluppatasi per conto proprio in una zona tra gli attuali Guatemala, Belize e Messico meridionale.
Un nuovo studio pubblicato su “Science” chiarisce ora alcune questioni fondamentali, dimostrando che l’alba di questa civiltà fu il frutto di un processo più complesso di quello ipotizzato in passato.
Takeshi Inomata, professore di antropologia alla University of Arizona, si distacca sia dalla prima che dalla seconda ipotesi. Gli scavi da lui condotti al sito di archeologico di Ceibal, in Guatemala, stanno portando alla luce una storia ben più complessa.
I primi antenati dell'uomo erano “scimmie acquatiche”: vivevano negli oceani e avevano grandi cervelli!
La controversa teoria secondo la quale gli esseri umani si sono evoluti da “scimmie anfibie” sembra stia riguadagnando popolarità nella comunità scientifica.
Secondo questa affascinante ipotesi, tra i cui sostenitori figura anche David Attenborough, divulgatore scientifico e naturalista britannico, in un remoto passato, un gruppo di scimmie anfibie lasciò gli oceani, cominciò a camminare in posizione eretta e sviluppò grandi e sofisticati cervelli.
La teoria dell'antenato acquatico ha visto contrapporsi due schieramenti di studiosi: da una parte coloro che hanno avversato fortemente la teoria e dall'altra coloro, che come Attenborough, sono convinti della sua validità e fondatezza.
I sostenitori della teoria, secondo quanto riportato dal Daily Mail, si riuniranno lunedì prossimo in un simposio dal titolo “Evoluzione Umana: passato, presente e futuro”, per discuterne insieme a diversi relatori.
27 aprile 2013
I petroglifi di Pilbara potrebbero essere i più antichi del pianeta. Se ne contano un milione!
La regione del Pilbara è un territorio aspro e roccioso, situato nella parte occidentale dell'Australia, a circa 1.300 chilometri a nord di Perth e che copre un'area di circa 500.000 chilometri quadrati.
Dal punto di vista geologico, la regione è molto antica. Nel Pilbara, infatti, si trovano alcune delle rocce di superficie più antiche del pianeta, compresi antichi resti fossilizzati conosciuti come stromatoliti (strutture sedimentarie finemente laminate dovute all'attività di microrganismi fotosintetici come i cianobatteri e microscopiche alghe eucariotiche) e rocce granitiche risalenti a più di 3 miliardi di anni.
Si tratta di uno dei luoghi più affascinanti dell'Australia, con la presenza delle prime tracce di vita comparsa sulla Terra. Oggetto di grande interesse da parte dei ricercatori, la regione del Pilbara custodisce notevoli segreti preistorici.
In un articolo pubblicato su Geology, Birger Rasmussen, ricercatore presso il Dipartimento di Geologia della Curtin University, ha riportato la scoperta, nel 2011, di quella che è conosciuta come “tranquillityite”, un minerale che prende il suo nome dalla “Base della Tranquillità”, il sito scelto per l'allunaggio della missione Apollo 11 della NASA.
