18 maggio 2013
«Purchè non si pensi!»: come utilizzare la libertà per instaurare il totalitarismo dei desideri indotti
Viviamo in tempi stranissimi che, oltre ad un volgare conformismo, non ci consigliano di andare. E chiamiamo questo conformismo “buon senso”, “saper vivere” e persino lealtà alla patria, o addirittura “fede”.
Così siamo giunti al punto che manifestare un desiderio di conoscere e riflettere, di pensare, oppure dichiarare di avere un punto di vista diverso da quanto ogni autorità ci propone, significa candidarsi al sospetto.
Come minimo, si rischia di trovarsi ai margini del proprio gruppo. L'attuale sistema ha come presupposto che qualcuno pensi e giudichi per tutti.
Ed allora, l'ordine interiorizzato e che nessuno verbalizza, ma che scivola indisturbato nelle pieghe di ogni coscienza è: «Non pensate, gente, non pensate, ricordatevi di non pensare, pensare stanca, è inutile, pensa uno per tutti e vi protegge dal vostro stesso pensiero...». Così viviamo tempi di conformismo coatto.
Scoperta la sacca d'acqua più antica del pianeta: 2,7 miliardi di anni
In un pozzo trivellato a 2,4 chilometri di profondità sotto terra, nello stato canadese dell”Ontario, è stata trovata una sacca d’acqua isolata dalla luce solare per miliardi di anni. Gli scienziati che l’hanno analizzata vi hanno trovato gli elementi chimici alla base della vita.
Una scoperta che potrebbe riaccendere un barlume di speranza per chi conta di trovare tracce di vita sul pianeta Marte: le rocce analizzate in Canada sono molto simili a quelle marziane, sotto alle quali potrebbero nascondersi i mattoncini della vita.
Un team di ricercatori inglesi e canadesi, il cui studio è stato pubblicato su Nature, ha analizzato l’acqua immagazzinata a 2400 metri di profondità, grazie ai sondaggi effettuati in una miniera canadese. Vi hanno trovato abbondanza di idrogeno, metano, e gas nobili come elio, neon, argon e xenon.
In particolare la coppia idrogeno-metano, formatasi per l’interazione tra le rocce e l’acqua, potrebbe fornire la materia prima per tenere in vita microbi nel sottosuolo anche in assenza di luce solare. Le rocce nel sito scavato in Ontario potrebbero risalire a circa 2,7 miliardi di anni fa.
17 maggio 2013
Sars arabica: il virus sconosciuto che allarma il mondo
Un nuovo coronavirus è stato individuato in Giordania, Gran Bretagna, Germania e Francia. In Arabia Saudita, dove è stato registrato il primo caso della malattia sconosciuta, si è svolta una conferenza speciale nella quale i partecipanti non hanno nascosto le loro preoccupazioni sul fatto che i dati sembrano confermare l’ipotesi che il contagio del nuovo cornavirus possa diffondersi tra gli esseri umani.
Haled Margalani, consigliere del ministro della sanità pubblica dell’Arabia Saudita, così ha detto a “La Voce della Russia”:
“Questo coronavirus, che ha causato quindici morti in Arabia Saudita, non assomiglia a nessuno dei virus esistenti. Per ora contro, lo stesso non sono stati trovati né vaccini, né farmaci efficaci. Non solo, ma la nostra medicina non è in grado di determinare i suoi sintomi. Questa è la cosa più terribile in quanto non sappiamo come ammonire la popolazione”.
Pare che quando i pazienti arrivino in ospedale, si lamentino solo dell’alta temperatura e di una tosse molto forte. Poi, nel corso della visita viene sempre rivelata la lesione dei due polmoni contemporaneamente. Qualche tempo dopo i pazienti hanno già bisogno di rianimazione e di ossigeno artificiale.
Un mega impatto di 12.900 anni fa ha generato una nuova era glaciale?
E' possibile che una un impatto avvenuto 12.900 anni fa con una grossa cometa abbia distrutto le antiche civiltà nordamericane e spinto la Terra in una piccola era glaciale?
Questa domanda è stata causa di accesi dibattiti tra gli scienziati fin dal 2007, quando venne scoperto il controverso sito archeologico di Topper, posto lungo il fiume Savannah, in South Carolina, negli Stati Uniti, famoso per il ritrovamento di artefatti, che in base alla datazione, indicherebbero una presenza umana nel continente americano fin da 50.000 anni fa: ben 37.000 anni prima rispetto alla teoria classica del popolamento delle Americhe (Cultura di Clovis).
Ebbene, un nuovo studio pubblicato il 17 settembre 2012 su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), fornisce alcune ulteriori prove che questa ipotesi non è un'idea tanto campata per aria.
L'archeologo Albert Goodyear è uno dei co-autori dello studio che conferma la ricerca pubblicata su PNAS nel 2007 da Richard Firestone, uno scienziato del Dipartimento di Energia presso il Lawrence Berkeley National Laboratory.
Uno studio rivela che le piante sono capaci di comunicare tra loro
Sembra che anche le piante possano "origliare" le conversazioni dei vicini, e che quello che "ascoltano" ne influenzi (bene o male, a seconda dei vicini) la crescita: è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato a maggio sulla rivista BMC Ecology, in base al quale le piante ricorrerebbero a segnali acustici per comunicare tra loro.
"Abbiamo dimostrato che le piante sono in grado di riconoscere se quello che gli cresce accanto sia o meno un buon vicino", afferma Monica Gagliano, ecologa evoluzionista della University of Western Australia, tra gli autori dello studio. "E supponiamo che questa informazione sia veicolata da un segnale acustico".
La loro scoperta induce a credere che le piante non solo possano "sentire l'odore" di sostanze chimiche e "vedere" la luce emessa dai loro vicini (modalità di comunicazione già note agli scienziati), ma che possano persino "ascoltare i suoni" emessi da altre piante. "Le piante sono organismi molto più complessi di quanto pensiamo", afferma Gagliano.
16 maggio 2013
La concreta possibilità dell'estinzione della specie umana
Sebbene sia spesso relegato nell'ambito del catastrofismo e del complottismo becero, quello dell'estinzione della specie umana è un tema che sta diventando sempre più dibattuto dalla comunità scientifica.
Quali sono le maggiori minacce mondiali alla sopravvivenza della nostra specie? Siamo alla vigilia di una catastrofica, quanto inaspettata estinzione dell'umanità?
Sono queste le domande che hanno animato una conferenza tenutasi al Future of Humanity Institute presso l'Università di Oxford che ha visto la partecipazione di un team internazionale di scienziati, matematici e filosofi con l'intento, per quanto possibile, di individuare i maggiori pericoli che minacciano la nostra esistenza come specie.
Il simposio ha prodotto un documento finale (Existential Risk as a Global Priority), nel quale il rischio dell'estinzione umana viene classificato come una priorità globale che i responsabili politici devono prendere in seria considerazione e prendere le dovute precauzioni.
Secondo Nick Bostrom, direttore dell'istituto oxfordiano, la posta in gioco è pericolosamente alta e se non si prendono i provvedimenti giusti, questo potrebbe essere l'ultimo secolo di vita della specie umana. Ma quali sono i pericoli maggiori che minacciano l'umanità?
15 maggio 2013
Se muore l'ape regina, lo sciame impazzisce: è successo in Irpinia
Muore l’ape regina e lo sciame, composto da almeno diecimila esemplari, sembra come impazzito e attacca gli abitanti di un quartiere di San Martino Valle Caudina, comune dell’Irpinia al confine con il Sannio.
Scene di panico tra i residenti delle palazzine Iacp di via Giovanni Falcone, che si barricano in casa impauriti da una improvvisa grande nuvola nera che circonda il palazzo.
Vengono chiamati i carabinieri della locale stazione che, piuttosto sorpresi, capiscono la situazione ed effettuano un primo soccorso: tutti gli abitanti della zona vengono invitati a rientrare in casa tenendo porte e finestre sigillate.
A questo punto sul posto viene convocato con somma urgenza un apicoltore dalla vicina frazione Tufara di Roccabascerana, a cui viene chiesto di capire cosa stia accadendo a quello sciame impazzito.
13 maggio 2013
Ecco come osservare la nascita di un Buco Nero
Il buco nero, come l'astrofisica ci spiega, è un oggetto così denso che nemmeno la luce riesce a sfuggire alla sua attrazione gravitazionale e la sua nascita è sempre stata considerata un evento così impercettibile da sfuggire a qualunque tipo di rilevazione strumentale.
Ma secondo il parere di Tony Piro, ricercatore al California Institute of Technology (Caltech), bisognerebbe cercare i segnali giusti per poter osservare questi fenomeni, che, a suo dire, non sarebbero poi così invisibili.
Per individuare la nascita di un nuovo buco nero, bisognerebbe intercettare alcuni segnali luminosi caratteristici emessi da una stella morente.
Infatti, secondo la teoria condivisa sull’origine di questi oggetti così sfuggenti dell’Universo, quando una stella massiccia termina il suo combustibile, collassa su se stessa a causa della gravità, dando origine ad un oggetto estremamente denso, il buco nero appunto (dopo una fase in cui si origina una stella di neutroni).
