25 maggio 2013
Una teoria sconcertante afferma che i Sapiens si cibavano dei Neanderthal!
Alcuni antropologi spagnoli hanno avanzato un'ipotesi a dir poco scioccante, secondo la quale il nostro più vicino parente, l'Homo di Neanderthal, si è estinto perchè cacciato e mangiato dai nostri progenitori Sapiens!
Secondo gli studiosi, l'ipotesi poggerebbe sul fatto che ancora oggi esistono culture umane che si cibano di gorilla e scimpanzé, quindi perchè i nostri antenati preistorici avrebbero dovuto rinunciare ad un banchetto a base di Neanderthal alla brace?
Secondo queste teoria, la voracità dell'Homo Sapiens accomunerebbe la sorte dei Neanderthal alla scomparsa di altre 178 specie di mammiferi di grandi dimensioni, la cosiddetta megafauna, avvenuta nello stesso periodo geologico.
“Tranne che in Africa, sua terra nativa, l'Homo Sapiens può essere considerato come una specie aliena invasiva”, scrivono i ricercatori Policarpo Hortolà e Bienvenido Martinez Navarro dell'Università Rovira i Virgili di Tarragona, in Spagna, nello studio pubblicato nel numero di maggio della rivista Quaternary International.
06 maggio 2013
L'uomo è arrivato in America 22 mila anni prima di quanto si pensasse?
Il dibattito scientifico sul periodo e le modalità della colonizzazione umana del continente americano potrebbe essere a una svolta decisiva.
Fino ad oggi si era comunemente ritenuto (anche se voci discordanti all'interno della comunità scientifica non erano mai mancate) che i primi abitanti dell'America fossero stati i Paleo-Indiani, anche conosciuti come popolo di Clovis, che si erano stabiliti nel Nuovo mondo circa 11mila anni fa.
Ma alcuni strumenti di pietra scoperti nel nord-est del Brasile, in un antico rifugio scavato tra le rocce del sito archeologico Toca da Tira Peia, potrebbero costringere a retrodatare la presenza umana in questa regione del pianeta a ben 22 mila anni fa.
A sostenerlo è l'archeologa Christelle Lahaye dell'università di Bordeaux che insieme al team di Eric Boëda dell'università di Parigi ha condotto gli scavi dal 2008 al 2011 e pubblicato lo studio sul Journal of Archaeological Science.
La datazione dei reperti finora rinvenuti nell'area, in tutto 113, emersi da cinque strati di terreno accuratamente scavato, è stata invece portata avanti con la tecnica della luminescenza, cioè il principale strumento di identificazione dei silicati, grazie alla quale è possibile individuare il periodo durante il quale gli oggetti sono stati esposti alla luce.
11 aprile 2013
Ricerche dimostrano che esprimiamo giudizi parziali sulla base di informazioni superficiali e incomplete. Saltiamo alle conclusioni dopo aver ascoltato solo una versione dei fatti pur sapendo che ne esiste un'altra
Nel 1996, Lyle Brenner, Derek Koehler e Amos Tversky condussero uno studio con l'obiettivo di scoprire in che modo le persone giungono a una conclusione in base a informazioni limitate.
Già in uno studio precedente, altri psicologi avevano dimostrato che le persone sono “assolutamente insensibili sia alla quantità sia alla qualità delle informazioni da cui hanno origine impressioni e intuizioni”, perciò i ricercatori sapevano già che noi esseri umani non siamo particolarmente abili nel soppesare i pro e i contro. Ma fino a che punto? Quanto siamo limitati nel valutare tutti i fatti?
Per rispondere a questa domanda, Brenner e colleghi presentarono a un gruppo di volontari alcune ipotetiche cause civili per querela. Tutti i partecipanti ricevevano alcune informazioni di base sugli eventi che avevano portato al processo; successivamente, alcuni ascoltavano gli argomenti dell'avvocato di una delle parti in causa, altri quelle dell'avvocato dell'altra parte. Un ultimo gruppo, infine, essenzialmente una giuria simulata, ascoltava entrambe le versioni.
07 aprile 2013
Forse scoperti i resti del primo ibrido Neanderthal-Sapiens
Un frammento di mandibola scoperto a Riparo Mezzena nel 1957 potrebbe appartenere al primo ibrido Neanderthal-Sapiens mai scoperto finora.
È il risultato di un nuovo studio internazionale pubblicato su Plos One, che ha analizzato un fossile proveniente dai Monti Lessini, in Veneto, scoprendo caratteristiche tipiche della nostra specie nella conformazione del mento dell'esemplare.
Secondo i ricercatori, tra i quali figurano David Caramelli e Martina Lari dell'Università di Firenze, è la prova di un incrocio tra le due specie, avvenuto nel nord della penisola circa 40 mila anni fa.
Per arrivare alla loro conclusione, i ricercatori hanno utilizzato un approccio multidisciplinare e nuove tecniche di indagine innovative, come la morfometria geometrica (un insieme di tecniche che si propongono di analizzare le differenze tra le forme biologiche catturando la geometria complessiva, e non semplici misure, delle strutture biologiche) e lo studio del Dna antico.
01 aprile 2013
Guidiamo le astronavi, ma abbiamo la testa dei cavernicoli: il paradosso dell'uomo contemporaneo
La società contemporanea incarna uno strano ibrido: "una civiltà da “Star Wars” con emozioni da età della pietra, istituzioni medievali e tecnologia da semidei".
Ad offrire questa interessante prospettiva è Edward Wilson, il più celebre entomologo del mondo e a 83 anni il professore-guru di Harvard, noto per essere il fondatore della sociobiologia.
Così con un impasto di archeologia, biologia evoluzionistica, neuroscienze e matematica ha spiazzato molti colleghi, proponendo la sua spiegazione di che cosa ci ha reso umani e ci ha trasformati nella specie dominante: in una parola, è l’eusocialità.
Tanto rivoluzionario nei concetti quanto elegante nell’eloquio, l’anziano professore parla volentieri nel suo studio di Harvard dell’ultimo saggio che fa tanto discutere, vale a dire "La conquista sociale della Terra", edito da Raffaello Cortina.
E dice: "E’ vero. La ricerca della verità ha fatto arrabbiare molti. Anche Richard Dawkins, che ha costruito la propria carriera a partire dalla teoria della selezione di parentela. Ma è almeno da un decennio che si è capito che si tratta di un concetto pieno di punti deboli".
02 marzo 2013
Le sirene esistono? L'affascinante teoria delle "scimmie acquatiche" potrebbe spiegare l'origine della leggenda. Ma c'è chi afferma che gli "umanoidi acquatici" esistono realmente!
Circa un anno fa, il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l'agenzia federale oceanografica degli Stati Uniti, ha sentito la necessità di dover dichiarare ufficialmente che le sirene non esistono! "Le sirene del mare, metà umane e metà pesce, sono leggendarie creature marine di cui si racconta sin da tempo immemore", ha scritto il NOAA nel suo sito web.
Ma la sortita del NOAA non è casuale, infatti fu rilasciata in seguito alla messa in onda di un interessante programma trasmesso da Animal Planet dal titolo: "Sirene, il corpo trovato", con il sottotitolo "un nocciolo di verità che vive sotto la leggenda delle mitiche sirene".
Si trattava in realtà di un docu-fiction, in cui, come ha precisato l'emittente, la scienza é stata usata "come un trampolino verso l'immaginazione". Ma evidentemente tanti telespettatori lo hanno preso per un documentario e alcuni giorni dopo all'istituto oceanografico sono arrivate delle lettere in cui si chiedevano spiegazioni scientifiche. Ecco dunque la precisazione: Nonostante le premesse, "non sono mai state trovate prove dell'esistenza di umanoidi acquatici".
Eppure, non tutti sono d'accordo. Sono numerosi gli scienziati che hanno avanzato interessanti teorie sull'esistenza, nel passato evolutivo dell'uomo, della "scimmia acquatica, e cioè di una antenato acquatico in comune tra gli ominidi e le scimmie.
25 gennaio 2013
Gli esseri umani che vivano 40 mila anni fa in Asia erano già geneticamente distinti dagli antenati degli europei moderni
La distinzione dei gruppi umani è avvenuta prima di quanto si pensasse. A scoprirlo è uno studio condotto da un team internazionali di ricercatori che ha sequenziato il DNA estratto dall'osso di una gamba umana trovato nella Grotta Tianyuan.
Le analisi hanno rivelato che gli esseri umani viventi 40 mila anni fa intorno alla zona di Pechino era già geneticamente distinti dagli antenati dei moderni europei. Inoltre, la ricerca dimostra che l'uomo di Tianyuan condivide un'origine comune con gli antenati dei nativi d'America.
13 gennaio 2013
Alcune sorprese dal mondo della scienza: il cervello umano è più antico del previsto e l'uomo è ancora soggetto all'evoluzione naturale
L'evoluzione del cervello è molto più antica di quanto si credesse ed è stata fortemente influenzata anche dal passaggio alla posizione eretta. Lo dimostra lo studio condotto su un baby ominide africano, un piccolo di 3 o 4 anni vissuto 2,5 milioni di anni fa.
La ricerca, pubblicata sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniit, è stata coordinata da Dean Falk, dell'Università statale della Florida a Tallahassee.
