La crudeltà dei “Ricchi Illuminati” [Vedi Crudelia Christine Lagarde] – Uno studio ha stabilito che chi vive una migliore condizione economica tende con più probabilità a comportarsi in modo non etico.

Voglio fare una premessa: il Navigatore Curioso non ha nulla contro i benestanti, cioè coloro che con il lavoro, lo studio e l’ingegno hanno raggiunto una buona posizione economica.

In questo articolo non parliamo dei “benestanti”, ma dei ricchi sfondati, che in un modo o nell’altro, si sono arricchiti, impoverendo gli altri, hanno fatto compromessi etici e sono arrivati ai vertici del potere (che dovrebbe appartenere al popolo e non ai banchieri-finanzieri-illuminati).

Di suguito due “sfoghi” che riguardano uno iato (ricchi-poveri), che, ahimè, sta vertigginosamente allargandosi.

Come sono cattivi i ricchi

Chiunque li abbia conosciuti fin da piccoli, abbia giocato con i loro figli, li abbia avuti come vicini o, ancor peggio, come parenti, riconoscerà che i ricchi sono cattivi. Odiano i poveri, tranne quelli che risaltano così bene sui loro bianchi manti, come i bambini negri.

Sono convinta che il ricco pensi che il negro che muore di fame in Africa sia stato creato solo per titillargli quel minimo sindacale di compassione che serve a distinguerlo dal coccodrillo ed evitare di essere inavvertitamente riciclato in forma di borsetta. Odiano i poveri e dedicano la loro vita a perseguitarli.

Questi ricchi soloni che ci governano, ad esempio. Devono essersi chiesti: “Come facciamo a far loro sputare fuori quei quattro quattrini che insistono a volersi tenere in banca? E quelle case? Cosa credono, pidocchi di merda, di potersi permettere ancora l’appartamentino al mare comperato con il TFR di una vita di lavoro?”.

E’ evidente che ci odiano, soprattutto noi che non siamo più poveri come i nostri nonni ma nemmeno ricchi come loro. Noi che non siamo proprio pezzenti – ai quali invece possono anche regalare la loro roba vecchia – ma media borghesia creatasi grazie al duro lavoro, con proprietà immobiliari e qualche soldo in banca per la vecchiaia, senza particolari vizi se non quello antico del risparmio.

Qualche BOT, BTP, CCT, al massimo un  portafogliuccio in finta pelle di valuta estera: dollari, franchi svizzeri, sterline. Robetta ma che, per noi, è anche troppo, secondo loro.

Non si spiega se non con la cattiveria la decisione di minacciare i nostri risparmi con i più sporchi giochi finanziari, di tassarci la casa fino all’ultima goccia di sangue. Di fottersene bellamente di ogni concetto di progressività della tassazione, così da affondare il coltello nelle nostre carni e fare solo un graffietto ai loro simili.

Perché il ricco non sopporta che la ricchezza si estenda oltre il famigerato 1%. A quel punto fa di tutto per ristabilire le debite proporzioni tra lui e il resto del mondo pezzente e cercare di far rientrare anche i più riottosi wannabe rich nel 99%. Non c’è cosa che lo faccia più imbestialire dell’idea di un benessere su larga scala, condiviso. E la vera ricchezza risalta meglio sullo sfondo della povertà generalizzata, ora globalizzata.

L’avete sentita Crudelia Christine Lagarde, la macchina da soldi infernale, la maitresse del FMI, dire che prova più compassione per i negretti (vedi sopra) che muoiono di fame in Africa, soprattutto per colpa sua, che per i greci strangolati dai suoi sodali della finanza d’alto bordo. “Non si aspettino compassione“, ha detto.

Ma si figuri, madame, se ci saremmo permessi di aspettarcela da lei. I neri, del resto, portano fortuna alla Lagarde. E’ stato per merito di una cameriera di colore che ha potuto portar via la sedia da sotto al culo del suo predecessore Dominique Strauss-Kahn.

christine-lagarde-crudelia-demon.jpg

Piccolo inciso. Scordatevi che le donne, quando scendono in politica e si ritrovano con il potere in mano, siano migliori degli uomini. Sono sempre, prima di tutto, femmine di ricco. Se devono applicare la crudeltà istituzionale del neocapitalismo lo faranno con grande passione.

Ricordate la cazzutissima Signora Thatcher, che ancora provoca polluzioni notturne ai fanatici del neoliberismo, che è il loro mito assoluto assieme al presidente demente? Pensate che, quando “Milk Snatcher” morirà, sarà ricordata come grande statista?

No, passerà alla storia per essere stata quella che tagliò i fondi per il latte nelle scuole, da qui il nomignolo, per un atto di pura cattiveria, da vecchia strega cotonata più adatta a dirigere con sadismo un collegio di proletari brufolosi che la Gran Bretagna. Anche la callipigia Merkel non sta offrendo un gran esempio di presunta superiorità politica femminile. Meno male, benvenute signore, ben ritornate sulla Terra. Chiudo l’inciso

Di questa cattiveria istituzionale i ricchi sono molto fieri, soprattutto se sono riusciti, con l’addestramento, ad  unirla ad una straordinaria ottusità mentale. Come scrive Giulio Sapelli nel suo saggio “L’inverno di Monti”:

“La conseguenza di questo rifiuto della soluzione politica è stata non soltanto l’aumento della sofferenza sociale, ma l’emergere di una crudeltà istituzionale sino a oggi inusitata. Prodotto del potere dimidiato (per fortuna!) dei professori italici, i quali, come quelli europei e di tutto il mondo, vivono nell’iperuranio dell’astrattezza.

In primo luogo gli economisti, che troppo spesso sono solo professori e non intellettuali, con conseguenze ancor più umanamente devastanti: concepiscono i soggetti umani come cavie e non come persone. Non si tratta, infatti, di piangere, ma di chiedere scusa, di pentirsi e di avere un attimo di coscienza e non di autostima illimitata di sé. Si tratta di capire che le decisioni politiche – perché tutto è aristotelicamente politico quando si è nella polis – hanno conseguenze sulle persone.

Le persone, non bisogna mai dimenticarlo, non solo soffrono, ma si ribellano e dilaniano il loro essere se colui che decide non le ascolta, non le consulta.” [ilblogdilameduck.blogspot.it]

ricchezza-povert%C3%A0.jpg

 

Più ricchi, più scorretti: il rapporto tra status ed etica

Più sei ricco più ti comporti male. A stabilire la correlazione è uno studio sperimentale riportato sulla rivista “Proceedings of the national Academy of Sciences” a firma di un gruppo di ricercatori del dipartimento di psicologia dell’Università della California a Berkeley che hanno concluso che l’appartenenza a una classe sociale elevata può costituire un fattore predittivo di comportamenti poco etici.

Gli autori sono partiti cercando di fornire una risposta su base sperimentale a una domanda semplice quanto cruciale per la psicologia sociale: i comportamenti scorretti – come mentire, imbrogliare, non rispettare il codice stradale – di un individuo sono correlati alle sue disponibilità finanziarie? Questo tipo di correlazione può essere ipotizzata, come è stato fatto in passato, sia per i soggetti che vivono in condizioni di povertà sia per chi vive nell’agiatezza.

Nel primo caso, si è argomentato che gli appartenenti alle classi sociali più basse hanno a disposizione meno risorse e sono esposti a un maggior numero di minacce; in sostanza vivono in condizioni di maggiore incertezza e ciò potrebbe predisporre comportamenti meno etici se non addirittura delinquenziali. Nel secondo caso, la maggiore disponibilità di risorse, la maggiore libertà e la maggiore indipendenza predisporrebbero a uno “stile cognitivo” focalizzato su se stessi, a discapito quindi del rispetto per gli altri.

In quest’ultimo studio, i risultati dei test propendono fortemente per la seconda linea di ragionamento. I primi due test si sono svolti su strada, in base al presupposto che il tipo di auto posseduta sia un buon indicatore dello stato socioeconomico del guidatore. Ne è risultato che soggetti giudicati di status elevato tagliavano la strada molto più spesso degli altri sia ai pedoni sulle strisce pedonali, sia agli altri veicoli a un incrocio particolarmente trafficato.  

illuminatiIl terzo test ha invece effettuato una valutazione diretta tramite le risposte a un questionario scritto in cui i volontari dovevano compiere una serie di scelte in alcune situazioni ipotetiche, per esempio l’assunzione di candidati a un posto di lavoro a breve scadenza (nel qual caso l’eticità consisteva nel comunicare che la verità sulla stabilità dell’incarico), o in altri giochi in cui veniva valutato il grado di avidità anche a scapito di altri soggetti presenti nello scenario.

Altri test ancora, effettuati su studenti di Berkeley o su campioni rappresentativi della popolazione adulta statunitense, hanno infine rivelato che i soggetti che si consideravano appartenenti a una classe sociale elevata tendevano più degli altri a prendere decisioni non etiche come mentire durante una trattativa o imbrogliare per assicurarsi un premio.

Quale potrebbe essere dunque il legame tra l’appartenenza a una condizione socioeconomica elevata e il comportamento poco etico? Secondo gli autori, si tratta di un intreccio di fattori strutturali e psicologici. Tra i primi, avrebbero un ruolo la relativa indipendenza dagli altri e la minore esposizione ai rischi connessi ai comportamenti scorretti, mentre tra i fattori psicologici prevalgono la volontà di affermazione di sé che può precludere la percezione dell’effetto delle proprie azioni sugli altri. [lescienze.it].

La crudeltà dei “Ricchi Illuminati” [Vedi Crudelia Christine Lagarde] – Uno studio ha stabilito che chi vive una migliore condizione economica tende con più probabilità a comportarsi in modo non etico.ultima modifica: 2012-06-11T12:00:00+02:00da kattolika177
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento