La preoccupante escalation militare nel Mare Cinese Meridionale – Venti di guerra tra Giappone e Cina

nave-guerra-giapponese.jpgIl comando militare giapponese ha iniziato la messa a punto dei piani per l’eventuale sbarco delle truppe cinesi sulle isole disabitate di Senkaku che si trovano sotto il controllo di Tokyo e che sono ritenute da Pechino propri territori illegittimamente occupati.

Ultimamente la vertenza attorno alle isole di Senkaku si è inasprita drasticamente. Nella zona nelle isole, sotto il fondale oceanico, giacciono notevoli risorse di gas naturale. 

Navi cinesi del servizio di controllo sulla pesca appaiono regolarmente al largo delle isole e, di fatto,  possono considerarsi navi militari a tutti gli effetti. La classe di alcune di esse corrisponde a quella dei cacciatorpediniere leggeri e a bordo di queste possono trovarsi reparti di marines cinesi.

isole-senkaku.jpgLo scorso luglio, alcune di queste navi sono entrate in modo dimostrativo nelle acque territoriali del Giappone. A seguito della provocazione cinese, il governo giapponese aveva espresso formale protesta alla Cina in relazione all’entrata di navi cinesi nel settore marittimo delle isole Senkaku. In risposta la Cina ha dichiarato che fin da tempi remoti le isole sono territorio cinese e che la Cina ha sovranità indiscutibile su di esse.

L’ambasciatore giapponese in Cina, Uichiro Niwa, è stato richiamato a Tokio per consultazioni e l’escalation della tensione non fa presagire nulla di buono. La mossa è stata osservata attentamente in tutto il mondo, mentre nei due Paesi interessati sono fiorite interpretazioni, scontri e accuse.

 

La contesa del Mar Cinese meridionale

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Il Mar Cinese meridionale è diventato una zona di frizione: molti governi nell’area – fra i quali quello vietnamita, cinese, filippino, giapponese e taiwanese – reclamano la sovranità delle sue acque e delle vaste risorse al di sotto di esse. L’arcipelago è attualmente sotto il controllo giapponese, ma sia Pechino che Taipei negano la legittimità delle rivendicazioni di Tokyo, considerate prive di qualsiasi fondamento storico e politico.

La competizione, oltre ad essere motivata dalla corsa alle risorse naturali, è andata intensificandosi nel corso della prima metà del 2012 anche per ragioni nazionalistiche. Dapprima c’è stata una rottura fra le Filippine e Pechino sulla secca di Scarbourough, con le due marine protagoniste di un lungo faccia a faccia, durato fino a quando Manila non ha deciso di ritirarsi (pur mantenendo la sua posizione politica). Poi è stata la volta del Vietnam, con conseguenti balletti diplomatici tra i due Paesi e manifestazioni di protesta anti cinese a Hanoi, di fronte all’ambasciata del Celeste Impero

Quello che preoccupa gli osservatori internazionali, è il risvolto militare ciò che potrebbe assumere un ruolo sempre più rilevante nel conflitto, a scapito di quello diplomatico. Nel mese di maggio la People’s Liberation Army Air Force (PLAAF) ha confermato la costruzione di una base aerea nei pressi di Shuimen, lungo la costa della provincia di Fujian, a circa 380 km dalle Diayou.

Alcune immagini satellitari hanno rivelato la presenza di J-10 e Sukhoi SU-30, caccia multiruolo usato principalmente come intercettore, e di un S-300, sistema di difesa missilistico a lungo raggio. E’ ritenuto probabile anche l’impiego di alcuni aeromobili a pilotaggio remoto che forniranno un’ulteriore capacità di sorveglianza al PLAAF nel Mar Cinese Orientale.

Pechino osserva l’evolversi della situazione con grande attenzione. Anche se non ha nessun interesse strategico a scatenare un conflitto, la leadership cinese non può assolutamente fare un passo indietro nelle dispute territoriali che la coinvolgono. La Cina vuole essere trattata con il rispetto e il timore che merita una superpotenza e alcuni quadri all’interno del PCC credono che l’unico modo per ottenere questa attenzione sia una dimostrazione di forza.

Sia Pechino che Tokyo son consapevoli del fatto che una guerra potrebbe avere degli effetti devastanti per entrambi. Allo stesso modo gli Stati Uniti non vogliono di certo rischiare lo scoppio di un conflitto regionale per un confronto marittimo marginale ai loro interessi strategici. Gli sforzi del segretario di Stato americano Hillary Clinton sono stati rivolti proprio ad evitare questa possibilità. Allo stesso tempo però Washington non vuole apparire come un alleato inaffidabile agli occhi giapponesi e cerca di mantenere un basso profilo.

Le possibilità che si verifichi un vero e proprio conflitto tra tre delle principali potenze mondiali sono decisamente basse, ma questo non significa che la situazione nel Nord-Est asiatico non sia a rischio. La Cina è forte della sua posizione e non intende retrocedere, mentre Giappone e Stati Uniti hanno tutto l’interesse a creare un forum multilaterale sulla sicurezza nel Pacifico, soluzione che difficilmente verrà accettata da Pechino.

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La preoccupante escalation militare nel Mare Cinese Meridionale – Venti di guerra tra Giappone e Cinaultima modifica: 2012-08-14T00:03:00+02:00da kattolika177
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