Ma insomma che diavolo ha trovato Curiosity su Marte? Consoliamoci con le immagini in HD dei Charitum Montes

00%20-%20Charitum%20Montes.jpgCuriosity, il rover della NASA, ha rilevato alcune molecole organiche semplici (a base di carbonio) su Marte, ma non è chiaro se tali molecole si siano formate attraverso la contaminazione terrestre o se contengano esclusivamente elementi indigeni del pianeta.

Alla riunione annuale dell’American Geophysical Union a San Francisco, i leader della missione Curiosity hanno inoltre dichiarato di aver rilevato a Gale Crater (il sito dell’esplorazione del rover) la presenza di perclorato – già trovato ai poli di Marte dalle precedenti sonde.

La possibile scoperta di sostanze organiche – o composti a base di carbonio e idrogeno, detti anche idrocarburi – potrebbe avere importanti conseguenze sulla ricerca di materiale organico più complesso. Un tale ritrovamento non implicherebbe automaticamente la presenza di vita su Marte, ma renderebbe un po’ più probabile l’ipotesi di vita marziana soprattutto nel passato remoto, quando il pianeta era più umido e caldo. La disponibilità di carbonio è infatti considerata fondamentale per tutta la biologia nota.

L’annuncio è arrivato dopo diverse settimane di frenetiche speculazioni su una “grande scoperta” di Curiosity. Ma John Grotzinger, ricercatore del progetto, ha dichiarato che è ancora troppo presto per sapere se tracce organiche marziane siano state effettivamente scoperte, o se si tratta di sottoprodotti di contaminazione portati dalla Terra.

“Quando abbiamo ottenuto questi dati la prima volta, e dopo aver avuto la conferma da un secondo campione, abbiamo esultato per un momento” ha dichiarato Grotzinger. “Il nostro entusiasmo però è stato forse frainteso. Noi stiamo facendo scienza al ritmo della scienza, sono le notizie a viaggiare ad una velocità diversa.”

 

Tracce organiche su Marte?

cratere-gale.jpgI composti organici scoperti, diverse combinazioni di carbonio, idrogeno e cloro, sono simili o del tutto uguali alle sostanze organiche clorurate rilevate a metà degli anni Settanta dalla missione Viking.

All’epoca, le sostanze raccolte sono state poi etichettate come contaminazioni portate dalla Terra, ma oggi gli scienziati ne sanno di più su quali composti cercare su Marte. Il grande interrogativo rimane se il carbonio trovato nei composti sia di origine terrestre o marziana.

Le molecole organiche semplici rilevate da Curiosity sono della famiglia dei clorometani, che comprende composti che sono talvolta utilizzati per pulire apparecchiature elettroniche. Dal momento che era plausibile che la missione Viking avesse portato i composti sul pianeta contaminando l’ambiente marziano, tale conclusione era stata all’epoca ampiamente accettata.

Tuttavia, nel 2010, Chris McKay dell’Ames Research Center della NASA e Rafael Navarro-Gonzalez dell’Università Nazionale Autonoma del Messico hanno pubblicato un articolo molto citato che descrive come il diclorometano possa formarsi come sottoprodotto del riscaldamento di altro materiale organico in presenza di perclorato. La spinta maggiore a quest’esperimento veniva dalla missione Phoenix della NASA che aveva scoperto una grande quantità di perclorato nel suolo del polo nord di Marte.

 

Il team di Curiosity è “molto fiducioso”

curiosity-cratere-gale-02.jpgSecondo Paul Mahaffy, responsabile scientifico dello strumento che potrebbe aver rilevato le sostanze organiche – il Sample Analysis at Mars (SAM) – sebbene i risultati non siano “definitivi”, sono comunque significativi e richiedono una grande quantità di ulteriori studi.

Mahaffy ha anche sottolineato che la scoperta è stata una sorpresa, in quanto dal campione di terreno in questione non ci si aspettava molto in termini di tracce organiche. Quel terreno era stato infatti raccolto principalmente per pulire il laboratorio mobile del rover.

Il sito della scoperta, chiamato Rocknest, è un insieme di rocce e sabbia, un ambiente considerato non particolarmente promettente per una scoperta di questo tipo. Il team di Curiosity ha sempre pensato di avere molte più possibilità di trovare sostanze organiche nelle argille e nei minerali di solfato presenti alla base del Monte Sharp, che si trova nel cratere Gale, dove il rover si sposterà all’inizio del prossimo anno.

Il rover è stato a Rocknest per un mese e ha scavato sabbia e terra cinque volte. Rocknest è stato il primo sito in cui sono stati utilizzati quasi tutti gli strumenti di Curiosity, ha detto Grotzinger, e ognuno di loro ha funzionato bene. Hanno anche lavorato bene all’unisono nell’individuare minerali non cristallini nel terreno e nell’esaminarli attentamente per vedere se contenevano qualche traccia organica.

“In termini di risultati di SAM, ci sono due importanti conclusioni”, ha detto McKay, uno scienziato del team. “Il primo è la conferma della storia del perclorato già presente su Marte che sembra reagire a temperature elevate con materiale organico per formare diclorometano e altri prodotti organici semplici. La seconda è che o troviamo materiale organico senza perclorati nei dintorni, o dobbiamo cercare un modo per aggirare quel muro di perclorato che ci impedisce di individuare il materiale organico.”

“Capiremo cosa sta succedendo qui,” ha aggiunto un altro ricercatore di SAM, Danny Glavin. “Abbiamo gli strumenti e le persone adatte per farlo. E quali che siano le conclusioni finali, avremo comunque imparato cose importanti su Marte da utilizzare nei mesi a venire.” [Fonte].

 

I Charitum Montes (Promontori delle Grazie)

 

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La fotocamera ad alta risoluzione del Mars Express dell’ESA ha fotografato la regione conosciuta come Charitum Montes del pianeta rosso il 18 giugno scorso. La zona si trova nei paraggi del cratere Gale e il bacino Argyre. [Clicca sulle immagini per vederle in HD].

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I Charitum Montes (o Promontori delle Grazie) sono un gruppo di aspre montagne che si estende su un’area di quasi 1000 chilometri e delimita il bordo meridionale del bacino Argyre prodotto da un impatto meteoritico molto tempo fa. Essi sono visibili da Terra con l’ausilio dei telescopi terrestri più grandi. Vennero citati per la prima volta da Eugène Michel Antoniadi (1870-1944) nella sua opera “La Planète Mars” del 1929. [Fonte].

Ma insomma che diavolo ha trovato Curiosity su Marte? Consoliamoci con le immagini in HD dei Charitum Montesultima modifica: 2012-12-06T18:44:09+01:00da admin
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