Il silenzio colpevole dei media su quello che sta succedendo in Grecia

crisi-economica-greca-01.jpgCome i nostri lettori sanno, spesso e volentieri al Navigatore Curioso piace sconfinare in quelle tematiche non del tutto chiare e che vengono archiviate sotto la categoria del “mistero”. Ora, un nuovo “mistero” aleggia sui media di tutto il mondo: che fine hanno fatto le notizie sulla crisi economica della Grecia?

Come segnala Gianni Fraschetti in un suo articolo, le ultime notizie sulla situazione greca risalgono al novembre del 2012, poi buio totale. Forse che la Grecia abbia risolto brillantemente la sua situazione economica e tutti vivono felici e contenti? O è solo quello che vogliono farci credere?

In realtà, la Grecia sta vivendo una crisi profondissima che si sta consumando nel silenzio assordante delle TV e dei giornali occidentali. La situazione è talmente grave che Amnesty, presente sul territorio, denuncia il pericolo umanitario e, come riportato dal The Guardian, la Medical Society of Athens ha mandato una lettera formale all’UE per chiedere un intervento immediato.

Gli ultimi dati sul tasso di disoccupazione in Grecia risalgono al novembre del 2012, forniti dalle pubblicazioni diffuse dall’Elstat, l’istituto di statistica ellenico. I dati parlano di una disoccupazione salita al 27%. Ma la situazione sembra essersi notevolmente aggravata. Alcuni cronisti indipendenti presenti nella capitale raccontano che per le strade di molti quartieri di Atene si registrano scene da Dopoguerra, con gente in fila per ricevere alimenti e aiuti di vario genere.

In un resoconto della situazione offerto da Barbara Collevecchio sul Fatto Quotidiano, viene descritta la drammaticità della situazione:

“L’indigenza si diffonde epidemica e le ultime stime parlano di circa 40 mila persone che hanno perso la loro casa […]. Il 50% delle famiglie greche, nel 2013, non riuscirà a pagare tasse e bollette. Nelle piazze del paese periodicamente avvengono distribuzioni gratuite di cibo. Oltre il 50% dei cittadini sotto i 25 anni non ha un lavoro e il 90% della popolazione non spende più in vestiti e in calzature”.

Nonostante i ripetuti inviti alla calma da parte delle autorità elleniche, oltre alla fame e alla disperazione del popolo, si stanno moltiplicando i disordini e gli atti di disobbedienza civile. Una notizia Ansa dell’11 febbraio 2013 riporta che gli agricoltori greci hanno respinto le proposte del governo di coalizione, dichiarandosi determinati a continuare la loro battaglia che già durava da 15 giorni.

Tre le forme di proteste messe in atto, c’è stata l’occupazione di strade e autostrade per un ora al giorno, tra le 14 e le 15. Purtroppo, il blocco stradale organizzato a lamia, nella Grecia centrale, è degenerato in scontri tra i manifestanti e la polizia, portando al ferimento di due agenti e all’arresto di 11 persone. Tra le richieste avanzate dai coltivatori, c’è quella della riduzione del 50% delle tasse sui carburanti. Il costo della benzina è molto elevato, entrando in conflitto con i redditi in continua contrazione.

Sulla situazione è intervenuto anche Ernesto Galli della Loggia con un articolo comparso sul Corriere della Sera del 2 febbraio 2013:

“La crisi economica della Grecia, secondo un rapporto di Standard & Poor’s, è «per durata e vastità» addirittura più grave di quella che nella Germania dei primi anni Trenta portò Hitler al potere. La popolazione sta precipitando in uno stato di miseria. Tutto ciò non accade in una remota contrada dell’Africa o dell’Asia. È dunque possibile che l’Europa cristiana e socialdemocratica non abbia da dire (e fare) nulla?”

In tutta questa tragedia, quello che più impressiona è il divieto imposto ai medie locali dall’autorità greca per le comunicazioni (ERT) a non trasmettere immagini della miseria per le strade. Presto fatto! La copertura dei media italiani ed europei è pressoché nulla. Le uniche notizie disponibili sono diffuse dai blog e dai social network.

 

Lo sciacallaggio italiano sulla crisi greca

Più volte, in Italia, si è additata la Grecia come la direzione che potrebbe prendere il nostro paese se si applicassero o non si applicassero determinate misure economiche e se al governo andasse questa o quella forza politica. Proprio per questo motivo, troppo spesso gli italiani sono interessati ai drammi della Grecia solo perchè temono che arrivi la povertà in casa loro e i politici ne parlano solo per strumentalizzarla e creare psicosi. In una intervista rilasciata al Sussidiario.net, il giornalista greco Teodoro Andreadis Synghellakis ha sentito la necessità di dire:

“A questo proposito vorrei che i politici italiani smettessero di additare la Grecia come un esempio negativo. Su quanto è avvenuto ad Atene ci sono responsabilità collettive, il popolo greco ha dimostrato una fierezza e una dignità uniche, ha sopportato tagli che non so in quali altri Paesi sarebbero stati accettati in questo modo. 

Dire “attenti perchè diventeremo come la Grecia”, come se questo Paese avesse una sorta di peccato originale sulle spalle, non mi sembra corretto nè morale. L’Italia ha un’industria sicuramente molto più forte della Grecia, ma il vostro Paese vive una situazione di spaccatura tra nord e sud e il debito pubblico, anche dell’amministrazione locale, è molto forte. Se in Italia ci fossero state le stesse tasse sul ceto medio-piccolo, sui pensionati e sui lavoratori dipendenti che ci sono state in Grecia, anche il mercato italiano sarebbe crollato”.

 

La Grecia vittima di un debito bastardo

La vergogna greca è generata dal funzionamenti del sistema monetario europeo. L’euro è una moneta fondata sul “debito sistemico”, un meccanismo che porta inevitabilmente al default di qualsiasi sistema-paese, anche del più virtuoso [Se non esistono più le carestie, perchè ci sono le crisi economiche?].

Pur di rimborsare il debito contratto dal governo con la Banca Centrale Europea, gli accordi tra i politici greci e l’elite finanziaria ha risotto il popolo ellenico alla fame, scatenando un guerra civile fratricida tra manifestanti e forze dell’ordine, vittime dello stesso sistema economico disumano [Leggi: La crudeltà dei “Ricchi Illuminati”: vedi Crudelia Christine Lagarde – Leggi: Ma chi governa realmente il mondo? Alcuni indizi che un gruppo ristretto di ricchi elitari tira le fila del pianeta].

L’economista tedesco Hans Wemer Sinn, pochi mesi fa, ha indicato come una via percorribile l’uscita della Grecia dall’euro. “La disoccupazione di massa prodotta dall’euro è intollerabile”, spiegò Wemer Sinn. Ma i banchieri non hanno la minima intenzione di rinunciare al ricco profitto generato dal debito greco, tanto da prospettare soluzioni molto più vantaggiose per loro.

L’agenzia di stampa TM News, il 14 febbraio 2013 ha prospettato la possibilità la vendita o l’affitto a privati, da parte del governo ellenico, di alcune delle sue splendide isole, così come avevamo descrito, pari pari, in un psot scritto qualche settimana fa [Se un governo può creare mille miliardi di dollari dal nulla, allora perchè le banche centrali si prendono i nostri soldi?].

Come annunciato dal ministero della Difesa della Grecia, il piano di vendita o di affitto a lungo termine delle isole dovrà essere approvato dalle forze dell’ordine. Se l’esercito e la polizia dovessero approvare il piano del governo, la Grecia rischia non solo di sparire dalle Tv e dai giornali, ma anche dalle cartine geografiche!

Il silenzio colpevole dei media su quello che sta succedendo in Greciaultima modifica: 2013-02-20T22:21:16+01:00da admin
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