I geologi studiano il mistero delle “Fiamme Eterne”: un contributo italiano

fiamma-eterna-1.jpgQuello delle ‘Fiamme Eterne’ è uno di quei fenomeni geologi poco conosciuti, ma che destano grande meraviglia in chi li osserva e stimolano la curiosità dei ricercatori che ancora non sono riusciti a comprendere a fondo l’origine del mistero.

Secondo i geologi, lo spettacolare fenomeno naturale è di grande interesse perchè la presenza di queste bizzarre fiamme che bruciano senza fine potrebbe essere il segno della presenza di gas naturale negli strati rocciosi della crosta terrestre e aiutare a comprendere in quali condizioni questi riescono a penetrare fino ad arrivare in superficie.

Una di queste spettacolari fiamme, che si trova a Erie County, nello stato di New York, è al centro di uno studio pubblicato sulla rivista Marine and Petroleum Geology, condotto da Giuseppe Etiope, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Agnieszka Drobniak, ricercatore presso il Servizio Geologico dell’Indiana, e Arndt Schimmelmann, ricercatore senior del Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università dell’Indiana.

Lo scopo dello studio è quello di individuare le modalità di infiltrazione dei gas naturali attraverso la crosta terrestre e valutare il loro contributo alle concentrazioni atmosferiche di gas ad effetto serra. Come ammettono i ricercatori nello studio, la scienza ha ancora molto da imparare sulle dinamiche del passaggio dei gas dagli strati rocciosi sotterranei alla superficie terrestre.

Di tanto in tanto, la Terra ‘decide’ di rilasciare uno sbuffo continuo di gas tanto da alimentare una fiamma continua come quella che brucia nella parte occidentale dello stato di New York.

Giuseppe Etiope, autore principale dello studio, ha studiato il fenomeno delle ‘fiamme eterne’ in tutto il mondo, ma quella che si nasconde dietro la cascata nel Chestnut Ridge Park, nello stato di New York, è la più bella che abbia mai visto.

Ma è anche la più interessante dal punto di visto geologico, poiché presenta le più alte concentrazioni di etano e propano di qualsiasi altra fiamma perenne nota agli scienziati. La miscela che alimenta la fiamma è composta dal 35 per cento di etano e propano e dal 65 per cento di metano. Solitamente, le fiamme eterne sono alimentate prevalentemente dal metano.

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Analizzando i gas, i ricercatori sono giunti alla conclusione che questi provengano dalla ‘Rhinestreet Shale’, una formazione rocciosa formatasi nel Denoviano superiore e che si trova a circa 400 metri di profondità. Il gas raggiunge la superficie attraverso delle crepe della crosta terrestre che presumibilmente si sono formate a causa dell’attività tettonica.

Nel sito di New York, i ricercatori hanno rilevato numerose micro infiltrazioni di gas, che a quanto pare sembra essere lo stesso che alimento la fiamma. Questo suggerisce che le infiltrazioni, se sono numerose e diffuse, potrebbero dare un contributo significativo all’aumento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera terrestre, alimentando naturalmente il fenomeno del riscaldamento planetario.

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Maria Mastalerz, geologa senior dell’Università dell’Indiana, ha detto che le fonti naturali di metano contribuiscono per il 30 per cento sul totale delle emissioni di gas serra. Questi dati fanno pensare che i gas naturali siano la seconda fonte più significativa si emissione di metano in atmosfera.

Schimmelmann ha detto che i ricercatori hanno trovato livelli elevati di anidride carbonica in alcune cave, probabilmente prodotto da microorganismi di profondità a partire dal metano e che poi si insinua lentamente fino in superficie. Come spiegano gli scienziati, anche l’anidride carbonica è un gas serra, ma 20 volte meno efficace ad intrappolare il calore rispetto al metano.

Lo studio suggerisce che le infiltrazioni di gas naturale si verificano in quelle aree più soggette all’attività tettonica, e può essere più facile trovarne tracce nelle grotte.

I geologi studiano il mistero delle “Fiamme Eterne”: un contributo italianoultima modifica: 2013-05-13T07:07:52+02:00da admin
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