Gli archeologi trovano la perduta ‘Ciudad Blanca’, la città natale di Quetzalcoatl

ciudad-blanca-01.jpgSteven Elkins e Bill Benenson, due ricercatori dell’Università di Houston e del Centro Nazionale Airborne Laser per la Mappatura (NCALM), l’anno scorso annunciarono la scoperta di possibili rovine di un’antica città perduta nella regione di Mosquitia, in Honduras.

Ora , grazie a nuove immagini ottenute dalla scansione radar dell’area, i ricercatori pensano di aver ottenuto la conferma della scoperta fatta un anno fa nella fitta giungla del Centro America.

Ma ciò che entusiasma i ricercatori è che la conferma ottenute dalle immagini radar potrebbe riguardare le rovine della leggendaria ‘Ciudad Blanca’ o ‘Città Bianca’, una metropoli leggendaria di cui si ha notizia fin dai tempi dei conquistadores spagnoli, ma che non ha mai trovato conferma archeologica.

Secondo la leggenda tramandata dalle popolazione honduregne, la perduta Città Bianca era splendente e piena di ricche statue in oro massiccio. Inoltre, la tradizione vuole che fosse il luogo di nascita del dio Quetzalcoatl, il ‘serpente piumato’ azteco conosciuto come inventore dei libri e del calendario, come colui che donò il mais al genere umano e, a volte, è stato anche considerato il simbolo della morte e della resurrezione.

La scoperta dei due archeologi sta per svelare importanti informazioni sulla storia passata del genere umano?

Secondo la leggenda, la Ciudad Blanca era una vera e propria miniera d’oro, e proprio per questo è stata il sogno e il tormento dei conquistadores, a partire da Hernando Cortes che ne fa menzione in una lettera del 1526 indirizzata al re Carlo V di Spagna, e di numerosi avventurieri in cerca di tesori perduti.

L’origine della leggenda non è chiara; alcuni sostengono che essa sia nata in seno al tempo della Conquista Spagnola, mentre altri sostengono che essa provenga dalle tradizioni orali degli indigeni Pech e del popolo Tawahka.

Nel corso degli anni, una serie di spedizioni, un mix tra caccia al tesoro e ricerca scientifica, hanno offerto risultati che hanno alimentato la leggenda della città perduta. Tuttavia, ad oggi vi è una forte polemica nella comunità scientifica per quanto riguarda la veridicità della leggenda.

Una delle prime esplorazioni documentate è stata quella organizzata nel 1933 dall’archeologo William Ducan Strong per lo Smithsonian Institution. Nel suo diario, l’esploratore registrò la presenza di molti tumuli sulle rive del Rio Patuca e su quelle del Rio Conquirre.

Nello stesso anno della spedizione di Strong, il professore honduregno Jesus Aguilar Paz completava e pubblicava la prima mappatura completa dell’Honduras, sulla quale riportava la presenza di numerosi resti archeologici nella regione di Mosquitia.

Per una nuova spedizione rilevante bisogna aspettare il 1975, quando il dottor David Zink e il dottor Edquin Shook si recarono nella foresta pluviale con un troupe televisiva al seguito. La spedizione rilevò la presenza di tumuli nella regione di Mosquitia, portando alla luce diversi monoliti di pietra.

Dal 1980 in poi, diversi archeologi come George Hasemann, Gloria Lara Pinto e Chris Begley hanno esplorato la zona documentando centinaia di siti, tra cui ‘Crucitas del Rio Aner’, uno dei siti archeologici più grandi documentati nella giungla di Mosquitia.

Come riporta Discovery News, ispirato dalle leggende e dalle scoperte, l’archeologo e regista Steven Elkins si è messo di buona lena alla ricerca di fondi privati per finanziare l’utilizzo delle apparecchiature del NCALM, in particolare del LiDAR, così da effettuare una mappatura laser del suolo della foresta pluviale della Mosquitia.

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Nel corso di un’intera settimana, i ricercatori hanno scandagliato più di 60 chilometri quadrati di foresta, sorvolando l’area a bordo di un Cessna a doppio motore. Le immagini realizzate con il LiDAR hanno permesso ai ricercatori di ‘vedere’ il suolo delle giungla, rilevando i segni di quelli che sembrano antichi insediamenti umani.

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Le scansioni mostrano la presenza di una pendenza artificiale che potrebbe essere la piazza di un’antica città circondata da piramidi divorate dalla vegetazione. I ricercatori pensano di aver individuato anche quelle che sembrano essere canali, strade, edifici e terreni agricoli terrazzati. Le immagini sono state presentate il 15 maggio 2013 nel corso del meeting annuale dell’American Geophysical Union.

Qesta è la prima volta che il LiDAR è stato utilizzato nell’ambito della ricerca archeologica. Se confermata, la scoperta della ‘Ciudad Blanca’ potrebbe essere paragonata a quella del sito di Machu Picchu, l’antica città peruviana rimasta nascosta per centinaia di anni e scoperta accidentalmente solo nel 1911.

‘Ciudad Blanca’ ha un ruolo centrale nella mitologia mesoamericana. Secondo la tradizione azteca, è il luogo di nascita del dio Quetzalcoatl. I racconti parlano di meravigliosi idoli d’oro e di straordinarie sculture realizzate in pietra bianca finemente scolpita.

Sebbene la notizia dei risultati incoraggianti abbia entusiasmato il presidente dell’Honduras Porfirio Lobo, ora è necessaria una spedizione sui luoghi della scoperta, che secondo gli archeologi potrebbe partire già quest’anno.

L’identificazione positiva della leggendaria ‘Ciudad Blanca’ potrebbe riaccendere la speranza di poter trovare anche ‘El Dorado’, l’altra mitica città perduta della tradizione del Centro America.

Gli archeologi trovano la perduta ‘Ciudad Blanca’, la città natale di Quetzalcoatlultima modifica: 2013-05-16T11:52:00+02:00da admin
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