La leggenda della terra sommersa di Lyonesse potrebbe essere confermata dal ritrovamento di Doggerland, l’antico cuore d’Europa sommerso dalle acque

lyonesse.jpgLeggende di terre perdute al largo delle coste di Francia e Gran Bretagna sono molto frequenti nella tradizione locale. La più famosa di esse, Lyonesse, collegava, a quanto si credeva, Land’s End e St. Micheal Mount, in Cornovaglia, alle Isole Scilly. Nella Baia di Douarnenez, nel mare di Bretagna, si favoleggia invece della sommersa città di Kerls, che intratteneva forse legami con Mont Saint Michel.

Le leggende narrano anche di una ragione, detta Cantre’r Gwaelod, al largo della costa del GallesCantre’r Gwaelod, su cui sorgevano, fra l’isola di Bardsey e la foce del fiume Teifi, sedici grandi città, era difesa dal mare da dighe che, si dice traspaiono nitidamente sotto le acque della Baia di Cardigan.

Tutte queste leggende potrebbero trovare un solido riferimento storico dopo la scoperta dell’antico cuore dell’Europa, Doggerland, una grande distesa di terra ferma che collegava le coste settentrionali della Francia con quelle meridionali  della Gran Bretagna. Secondo i ricercatori, l’antico cuore dell’Europa fu sommerso da un catastrofico tsunami. [Doggerland, l’antico cuore d’Europa sommerso da uno tsunami catastrofico].

Chiunque, in una giornata limpida, spazi con lo sguardo da Land’s End, la punta sudoccidentale d’Inghilterra, verso le Isole Scilly, non avrà difficoltà a immaginare che fra queste e il continente sorgesse, in un remoto passato, un fiorente paese. Si trattava, citando il poeta inglese Alfred Lord Tennyson, della “terra perduta di Lyonesse, dove, a parte le Isole Scilly, oggi si stende solo il burrascoso mare”.

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Questo luogo è esistito veramente o è stato solo il sogno di un poeta? La leggenda di un grande diluvio compare nelle tradizioni di molti popoli in diverse parti della Terra – Asia, Australia e il Pacifico, America. Il più celebre, nel mondo occidentale, è il Diluvio Universale con la storia di Noè, narrato nel libro della Genesi a partire da un antico racconto mesopotamico (L’Epopea di Gilgamesh). Un fatto abbastanza curioso è che l’Africa non comprenda fra i suoi miti nulla di simile.

Quanto all’Europa occidentale, secondo gli studiosi del folclore, essa lo derivò dalla Mesopotamia, tramite la leggenda greca di Deucalione e Pirra e la storia biblica di Noè. In Europa era forse diffusa, invece, la tradizione di un’alluvione locale, causata non dalla pioggia ma dall’invasione del mare, in seguito, probabilmente, al cedimento del suolo, una vicenda di “terre perdute” che ricorda quella di Atlantide. [Ipotesi Barbiero: Atlantide potrebbe essere sepolta sotto i ghiacci dell’Antartide – Teoria degli Antichi Umani – I superstiti di Atlantide che ricostruirono il mondo postdiluviano].

Dal Medioevo e dalle epoche seguenti ci sono giunti molti racconti di questo genere, soprattutto per quanto riguarda le coste dell’Inghilterra e, in Francia, della Bretagna. Il più celebrato di questi “paesi sommersi” è sicuramente Lyonesse. Il primo accenno scritto a una terra scomparsa al largo della costa della Cornovaglia è contenuto nell’Itinerario di Guglielmo di Worcester, del XV secolo. Egli parla di “boschi, campi e 140 chiese parrocchiali, attualmente tutti sprofondati, tra il Monte e le Isole Scilly”. Ma, a questo paese sommerso, non assegna alcun nome.

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L’antiquario Richard Carew, nativo della Cornovaglia, fu, forse, il primo a identificare il regno svanito nel mare con la Lyonesse della leggenda di Artù. L’opinione è riportata nella Britannia di William Camden e poi nello Studio della Cornovaglia (1602), dello stesso Carew. Egli scrisse: “E il mare, ovunque dilagando, devastò completamente il territorio di Lyonesse, e molte altre vaste zone.

Sull’esistenza di Lyonesse restano le seguenti prove: lo spazio fra Land’s End e le Isole Scilly, che occupa una trentina di miglia, conserva ancora oggi quel nome nella lingua della Cornovaglia – Lethosow – e misura in ogni punto una profondità di 40-60 braccia, fatto abbastanza insolito nel mare aperto”. 

Inoltre a metà strada fra Land’s End e le Isole Scilly vi era un gruppo di rocce detto “le Sette Pietre”, che delimitava una zona nota nel dialetto locale come Tregva, “una dimora”. Alcuni pescatori riferirono di aver recuperato in questo punto resti di porte e finestre. 

Ai tempi di Carew, a proposito di Lethosow, si narrava la leggenda che, quando il mare allagò e sommerse il paese, un uomo di nome Trevilian riuscì a fuggire su un cavallo bianco lanciato al galoppo innanzi alle onde incalzanti. In tal modo si spiegava allora l’origine dello stemma della famiglia Trevelyan: un destriero che sorge dal mare.

Nel ciclo arturiano, Lyonesse è il nome della terra d’origine dell’eroe Tristano, nipote di re Marco e amante della moglie di questi, Isotta. Poiché Marco era sovrano della Cornovaglia, Carew e un altro autore ritennero che la “terra perduta” locale e Lyonesse fossero un solo e unico luogo. I medievalisti non accettano questa ipotesi e sono dell’opinione che “Lyonesse” sia la forma corrotta di un nome più antico assegnato al paese di Tristano, “Loenois”, attualmente Lothian, in Scozia. Tale collocazione concorda con il fatto che il nome Tristano apparteneva a un principe dei Pitti delI’VIII secolo. 

Da quando la terra perduta della Cornovaglia è stata identificata con Lyonesse, si è ammantata del fascino luminoso della leggenda di Artù. Altri collegamenti sono stati fatti: Alfred Lord Tennyson vi ha collocato la corte di Camelot, e i mistici hanno cominciato a sperare di vedere riemergere Lyonesse dalle onde o di scorgerla durante una visione al largo di Land’s End. Come Atlantide, Lyonesse è diventata un potente simbolo che esprime il rimpianto per un’Età dell’Oro ormai perduta e, nel caso della Cornovaglia, per un passato più glorioso del presente. [Grazie a Tanogabo.it].

 

Vi è qualche prova a conferma della tradizione? 

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Lo storico della Cornovaglia William Borlase, nel 1753, accennò a file di pietre, forse indicatrici di una terra scomparsa, estese a partire dalle rive dei Samson Flats, nelle Isole Scilly. Somiglianti a muri di delimitazione dei campi, si credette che fossero opera dell’uomo e, negli Anni Venti, qualcuno formulò l’ipotesi che fossero antiche linee di confine dell’Età del Bronzo. 

Essi non costituirebbero la sola prova che le Isole Scilly hanno perduto terreno a favore del mare. Di fronte ai litorali delle isole di St Martin, Little Arthur e Tean, vi sono, infatti, cerchi di capanne e tombe preistoriche che si ritiene siano state coperte dalle acque in epoca romana.

In ogni caso, è un dato di fatto che gli autori classici parlino delle Isole Scilly come di un’unica, o fondamentalmente unica, isola fino al IV secolo d.C. Ma, nell’Età del Ferro, il cedimento del suolo attorno alle coste inglesi era molto lento. Lo sprofondamento deve essere stato graduale e intermittente e non concentrato in un solo, traumatico episodio, tale da poter essere registrato, ricordato e tramandato da un uomo.

La storia di Lyonesse ha un equivalente in Bretagna, dove, nelle profondità della Baia di Douarnenez, giace sommersa la grande città di Kerls. Solo il re Gradlon riuscì a sfuggire alla catastrofe, cavalcando come Trevilian un bianco destriero che precedeva le onde. 

È possibile che, quando i monaci dell’Abbazia di Mont Saint-Michel, in Bretagna, fondarono in Cornovaglia la casa figlia di St Michael’s Mount, abbiano portato con sé la storia dell’inondazione. Qualunque sia stata l’origine della leggenda, non è difficile credere in un allagamento che, come tutti i disastri, fu poi ingigantito dalla fantasia popolare: forse il villaggio perduto diventò una città e la città addirittura un regno. I discendenti dimenticarono il luogo esatto della catastrofe e lo collocarono dove esistevano delle “prove” sotto forma di “edifici” sommersi.

La leggenda della terra sommersa di Lyonesse potrebbe essere confermata dal ritrovamento di Doggerland, l’antico cuore d’Europa sommerso dalle acqueultima modifica: 2012-07-31T16:05:00+02:00da kattolika177
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