L’Uomo si interroga: la domanda esistenziale sul senso della vita

04%2520-%2520senso%2520della%2520vita.jpgQuando cerchiamo una qualità che caratterizzi l’essere umano rispetto agli altri animali che abitano il nostro pianeta, solitamente pensiamo all’intelligenza.

Eppure, questa da sola non basta a descrivere, in maniera esaustiva e peculiare, l’unicità dell’uomo. Molti animali sono capaci di comportamenti intelligenti e tuttavia non li consideriamo esseri umani.

Inoltre, continuiamo a considerare l’uomo tale, anche quando si comporta in maniera non intelligente, distruggendo se stesso, i suoi simili e l’ambiente in cui vive.

Nonostante l’intelligenza sia una delle qualità più visibili ed esplicite dell’essere umano, ve ne un’altra molto più profonda e significativa che descrive l’uomo come un essere unico nel suo genere: la capacità di porsi la domanda fondamentale sulla sua vita.

Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Qual è lo scopo della mia vita? Cosa c’è dopo la morte? Sono questi gli interrogativi fondamentali che ognuno di noi, uomo o donna, prima o poi si pone nella sua vita.

Queste domande sono espressione di un bisogno innato dell’essere umano di trovare un senso, un significato alla propria esistenza. Infatti, come possiamo pensare di poter dare una direzione alla nostra vita, decidere come vorremmo impiegarla, se non sappiamo cos’è, se non ne capiamo il senso profondo?

La persona umana non solo vuole vivere, ma vuole anche sapere perché vive. Secondo la sapienza ebraica, ogni persona dovrebbe chiedersi almeno una volta al giorno: qual è il segreto della vita? Infatti, l’essenza dell’essere umano è quella di porsi domande, e più importanti ed essenziali sono tali domande, più significativa diventa la sua esistenza e la sua presenza su questa terra: l’identità più profonda dell’essere umano è la domanda.

Il segreto dell’evoluzione umana risiede nella capacità di porsi domande e questioni. Si vede ciò molto bene nel progresso scientifico e tecnologico, radicato proprio sull’innata curiosità dell’essere umano, sul suo continuo cercare di capire meglio ciò che ha davanti agli occhi.

Se il farsi delle domande sul mondo e sulla natura fisica aiuta l’aumento della conoscenza scientifica, analogamente, l’avere frequenti domande ed interrogativi sul significato della nostra esistenza ci aiuterà a crescere ed ad evolvere anche in quella parte, così essenziale, del nostro essere. Come amava affermare Albert Einstein, autore della Teoria della Relatività e premio Nobel per la fisica: 

“Qual e il senso della nostra esistenza, qual e il significato dell’esistenza di tutti gli esseri viventi in generale? Il saper rispondere a una siffatta domanda significa avere sentimenti religiosi. Voi direte: ma ha dunque un senso porre questa domanda? Io vi rispondo: chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato, non soltanto è infelice, ma appena capace di vivere”.

Eppure, stranamente, è proprio in questo ultimo aspetto che ci poniamo meno domande. È straordinario quanta parte della nostra vita venga vissuta senza riflettere sul suo significato. Non sorprende che tante persone siano, sì, occupate ma senza sapere per cosa! Hanno molte cose da fare e corrono continuamente per poterle fare, ma al di sotto della loro frenetica attività, in brevi attimi di lucidità, spesso si chiedono se veramente vale la pena vivere in quel modo.

04%2520-%2520senso%2520della%2520vita%2520-%2520jean%2520paul%2520sartre.jpgJean Paul Sartre, filoso francese e premio Nobel per la letteratura, forse è uno di quei pensatori che più ha influenzato la visione pessimista rispetto alla ricerca del senso della vita, in quanto sosteneva che l’uomo è “condannato ad essere libero”, in quanto in lui l’esistenza precede il significato della sua vita e quindi è obbligato, assurdamente, a progettare la sua scelta senza sapere chi egli sia. In questo senso l’uomo viene ad essere per Sartre una “passione inutile“, nell’insensatezza del suo vivere e del suo progettarsi.

Forse, in fin dei conti, la paura più grande che ognuno di noi si porta segretamente nel cuore è che questa vita un senso non ce l’abbia. Ecco, allora, che nonostante un anelito di infinito e di significato abiti il suo cuore, l’uomo si accontenta di vivere una vita a metà, cercando di evitare le domande importanti e cercando di sopravvivere a giorni sempre uguali a se stessi, dove l’ansia del successo, il desiderio di arricchimento e la ricerca di piaceri a buon mercato si sono travestiti da “senso della vita”.

Qualcuno va oltre, pensando: smettiamola di  sognare e accontentiamoci di quello che possiamo avere tra le mani. Pazienza, poi, se dobbiamo sottrarlo, violentemente o astutamente, ad altri. Questa è la vita. Non è più saggio rassegnarsi? Questo è il clima culturale nel quale si trova a vivere oggi l’uomo: la vita sembra essere un inutile susseguirsi di eventi senza senso e senza nesso. I giorni corrono uno dietro l’altro, inarrestabili, tanto “domani arriverà lo stesso”, anche se questa vita un senso non ce l’ha! In questo modo Vasco Rossi consacra l’attuale situazione esistenziale dell’umanità.

Ecco come commenta uno degli utenti di youtube questa canzone:

“Grazie a questa canzone ho capito che è inutile farsi tante pippe mentali per trovare un senso a ogni cosa…tanto la vita va avanti lo stesso!”

 

Che significa che la vita ha un senso?

La domanda sulla nostra esistenza, allora, si riassume in quella più radicale: qual è il senso della vita? La nostra esistenza ha uno scopo, cioè cammina verso una direzione, oppure è un successione frenetica di eventi che si susseguono senza alcuno scopo? Insomma, chiedersi se la vita abbia un senso significa capire se la nostra esistenza procede verso una direzione, oppure è in completa balia del caso e del disordine?

La prima cosa che notiamo quando osserviamo la realtà che ci circonda è la infinita molteplicità e varietà di tutto ciò che è fuori di noi: infiniti oggetti naturali ed artificiali, miliardi di galassie, stelle, pianeti, innumerevoli specie vegetali e animali, miliardi di persone ognuna diversa dall’altra. La molteplicità è una caratteristica fondamentale della realtà.

Quando guardiamo a questa immensa molteplicità, istintivamente, la nostra mente si chiede se c’è una relazione, una finalità che lega tutta la molteplicità. Per fare un esempio: se entro in un aula universitaria e vedo un tavolo, delle sedie, una lavagna, un lampadario, capisco immediatamente che tra questi oggetti c’è una relazione, perché tutti insieme sono finalizzati a comporre un aula universitaria. Se invece prendo in considerazione un cestino della spazzatura, dentro troverò lo stesso una molteplicità di oggetti, tuttavia senza trovare nessuna relazione tra loro!

Questo discorso vale anche per il mondo? Vale anche per l’Universo? Tutto ciò che esiste, esiste per uno scopo? Tutte le cose che esistono, sono collegate tra loro per un fine, oppure sono gettate nell’esistenza per caso? Eraclito (+475 a.C.), un filosofo greco del passato, una volta ebbe a dire:

Se nel mondo non vi fosse l’unità, e cioè non vi fosse un senso che lega tutte le cose, esso sarebbe come una immensa pattumiera“. (Tratto dal Frammento 126).

Questo significa che se la molteplicità delle cose che compone la realtà non avesse nessun fine che li accomuna, nessun progetto che li mette in relazione, allora sarebbe simile ad una accozzaglia casuale di oggetti, molto simile ad una discarica cosmica! Insomma, che cosa guida la realtà, un progetto che tende a un fine o semplicemente il caso o, peggio, il nulla?

 

La speranza

Ma la domanda non riguarda solo la realtà, riguarda soprattutto le nostre vite: noi essere umani, come entità presenti in questo grande spazio che chiamiamo mondo, facciamo parte di un senso, di un progetto o siamo parte di questa infinita spazzatura cosmica senza senso? Esiste un progetto? Come posso scorgere l’esistenza di un progetto che dia senso e sapore alla mia vita?

La nostra esistenza quotidiana è spesso tentata di cadere nella rassegnazione e nell’angoscia, eppure si spalanca continuamente verso una forte necessità di speranza. Ma cosa significa sperare? La speranza ha a che fare con la gioia di vivere. E’ quella capacità inscritta nel cuore dell’uomo, di riuscire ad intravedere il senso e l’unità della realtà e della nostra storia: nelle tante cose che pensiamo e che facciamo ogni giorno scorgiamo un filo conduttore che collega e illumina tutto quanto.

Non si può vivere senza speranza: sarebbe come vivere senza riuscire a dare una prima iniziale risposta all’interrogativo «perché sono al mondo»? Tutti abbiamo bisogno di un orizzonte di senso: c’è una speranza a livello personale e c’è una speranza a livello storico-cosmico.

 

La sfida di Dio

05%2520-%2520senso%2520della%2520vita%2520-%2520dio.jpgMolti di noi sembrano rassegnati e vivono alla giornata come se la questione del senso della vita e di un orizzonte unificante fosse ormai irrilevante. Altri riscoprono la domanda in situazioni estreme di dolore o malattia e poi la lasciano cadere senza troppe preoccupazioni. Evadere la ricerca di senso o rassegnarsi a una mancanza di speranza vuol dire impoverire la qualità della vita per sé e per gli altri3.

Ma anche se dovessi scorgere un senso o progetto generale del mondo, la domanda successiva è obbligata: se c’è un senso a tutto ciò che circonda, esiste anche una mente che ha ideato, ha progettato tutto ciò che esiste, noi compresi?

Torniamo all’esempio della nostra aula universitaria. Tutti gli oggetti che compongono la nostra aula, abbiamo appurato che non sono stati gettati a caso nello spazio, ma sono stati ordinati in un certo modo per ottenere un certo risultato. Questo significa che dietro l’ordine di questi oggetto c’è una mente che ha progettato l’aula.

Allo stesso modo possiamo ragionare per la realtà e per le nostre vite: se abbiamo intuito l’esistenza di un progetto che dà senso alle nostre vite, allora non possiamo non porci la domanda sul progettista, l’architetto, su Dio!

Nel profondo della domanda di senso e di  speranza, qualcosa ci orienta verso il mistero: Dio, chi sei? Dove sei? Come possiamo vedere il tuo volto? Il problema non è se Dio esista o non esista. Non ci serve constatare la presenza o l’assenza di qualcuno che sta lontano, a contemplare le cose fuori dalla mischia, impassibile. Ci chiediamo chi è Dio quando veniamo a sapere di eventi terribili, che non dipendono da una cattiva volontà.

Ci diciamo allora: chi sei? Dov’è finito il tuo amore, se tanti innocenti piangono e non sanno nemmeno contro chi imprecare? Ce lo chiediamo quando decidiamo di prendere tra le mani la nostra esistenza, trascinati come siamo tra sogno e realtà. Chi sono io, che mi scopro sempre più indecifrabile? C’è un nesso tra l’uomo che sono e Dio?

 

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
 
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco ed i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore ed ai sentimenti
 
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incerto pur di inseguire un sogno
chi non si permette, almeno per una volta nella vita,
di fuggire i consigli sensati
 
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso
 
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce
 
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che l’essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
 
Martha Medeiros
L’Uomo si interroga: la domanda esistenziale sul senso della vitaultima modifica: 2012-12-07T09:22:00+01:00da admin
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Un pensiero su “L’Uomo si interroga: la domanda esistenziale sul senso della vita

  1. La vita serve per inseguire un sogno e poi sentirsi realizzati (cit. Mio Padre)

    La vita é il mezzo con il quale l’Universo o Dio, tenta di comprendere se stesso attraverso l’esperienza (cit. Mia)

    Il resto sono tutte seghe mentali a mio parere.

    Quello che può sembrare ordinato e con un ipotetico scopo (energia sottoforma di materia e logica matematica) nella vita che noi definiamo reale, perde di ogni significato logico negli strati piu profondi del concetto stesso di apparente concretezza (es. Le costanti matematiche e fisiche, o se vogliamo l’ordine, svaniscono nel mondo della sub-atomica, ove l’energia pare comportarsi in maniera completamente differente e inaspettata).

    Quello che l’uomo cerca di capire in definitiva é se stesso.

    Nel momento in cui capirà e farà proprio questo elementare concetto, forse, smetterà la fame l’odio e l’egoismo.

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