Ecco come osservare la nascita di un Buco Nero

buco-nero.jpgIl buco nero, come l’astrofisica ci spiega, è un oggetto così denso che nemmeno la luce riesce a sfuggire alla sua attrazione gravitazionale e la sua nascita è sempre stata considerata un evento così impercettibile da sfuggire a qualunque tipo di rilevazione strumentale.

Ma secondo il parere di Tony Piro, ricercatore al California Institute of Technology (Caltech), bisognerebbe cercare i segnali giusti per poter osservare questi fenomeni, che, a suo dire, non sarebbero poi così invisibili.

Per individuare la nascita di un nuovo buco nero, bisognerebbe intercettare alcuni segnali luminosi caratteristici emessi da una stella morente.

Infatti, secondo la teoria condivisa sull’origine di questi oggetti così sfuggenti dell’Universo, quando una stella massiccia termina il suo combustibile, collassa su se stessa a causa della gravità, dando origine ad un oggetto estremamente denso, il buco nero appunto (dopo una fase in cui si origina una stella di neutroni).

Il processo produce anche i neutrini, delle particelle che attraversano facilmente quasi ogni tipo di materia e viaggiano a velocità vicine a quella della luce. I neutrini che vengono prodotti si allontanano dal neonato buco nero, trasportando con sé una grande quantità di energia e quindi anche grandi quantità di massa (per l’equivalenza tra massa ed energia stabilita da E=mc2). 

Questa rapida diminuzione di massa, a sua volta causa un calo della forza gravitazionale del nucleo, e, di conseguenza, un improvviso allontanamento degli strati gassosi più esterni della stella morente, dando origine a un’onda d’urto che viaggia a una velocità di circa 1000 chilometri al secondo.

Come spiega galileo.net, tramite alcune simulazioni al computer, Elizabeth Lovegrove e Stan Woosley della University of California hanno recentemente scoperto che questa onda, colpendo i livelli gassosi, scalderebbe il gas producendo un bagliore in grado di splendere per circa un anno. 

Questo bagliore, nonostante sia un milione di volte più luminoso del Sole, sarebbe tuttavia fioco in confronto alle altre stelle, e non sarebbe osservabile in altre galassie.

Nel suo studio, pubblicato sulle pagine di Astrophysical Journal Letters, Piro ha analizzato in dettaglio cosa succede quando l’onda d’urto colpisce la superficie della stella, calcolando che solo l’impatto causerebbe un flash di luce tra le 10 e le 100 volte più brillante del bagliore previsto da Lovegrove e Woosely, abbastanza da rendere l’evento osservabile nelle galassie vicine alla nostra.

Il flash durerebbe quasi dieci giorni prima di spegnersi, e raggiungerebbe il picco di luminosità nelle lunghezze d’onda ultraviolette. Secondo Piro, gli astronomi potrebbero essere in grado di individuare questi fenomeni circa una volta l’anno grazie ai telescopi già utilizzati per cercare le supernove.

Infatti, grazie a questo studio, gli scienziati potranno ottimizzare gli strumenti per massimizzare la probabilità di osservare la nascita di un buco nero, grazie anche a progetti quali il Large Synoptic Survey Telescope (LSST), che comincerà un’enorme mappatura del cielo notturno nel prossimo decennio.

“Se LSST non riesce ad osservare regolarmente questo tipo di fenomeni” ha commentato Piro “allora vuol dire che forse c’è qualcosa che non va con la teoria, o forse che in realtà il processo di formazione dei buchi neri è molto più raro di quanto abbiamo immaginato”.

Ecco come osservare la nascita di un Buco Neroultima modifica: 2013-05-13T14:11:10+02:00da admin
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