Meraviglie della natura: gli uccelli fanno i funerali e i batteri hanno una struttura sociale

madre-natura.jpgChe i riti funebri non fossero prerogativa di noi umani lo avevano già dimostrato le giraffe e gli elefanti. Agli occhi degli etologi quell’incessante gironzolare intorno al corpo senza vita di un membro della loro comunità ha un significato ben preciso: gli animali comprendono la morte e sanno come esprimere il loro lutto.

Per quanto  sia difficile pensare a qualcosa di più “egoista” di un batterio, in realtà anche i microbi formano strutture sociali al cui interno si sviluppa una sorta di cooperazione.

Anche gli uccelli fanno i funerali

ghiandaia-uccello.jpgOra, grazie a uno studio dell’Università della California di Davis pubblicato su Animal Behavior, sappiamo che anche alcuni uccelli celebrano i funerali per i loro compagni. Quando le ghiandaie di macchia si imbattono in un uccello morto, per esempio, adottano un comportamento inusuale: sospendono la ricerca del cibo per cominciare a volteggiare sull’area del ritrovamento emettendo senza sosta un fastidioso stridio.

Una liturgia che possiede un evidente vantaggio evolutivo. Per Teresa Iglesias, e il team di biologi da lei guidato, quel cacofonico lamento ha, infatti, lo scopo di avvisare i membri della comunità più distanti della presenza di una minaccia per la loro sopravvivenza. Una sorta di allarme per i vivi, piuttosto che un canto in omaggio dei morti.

Per osservare da vicino il comportamento delle ghiandaie, i biologi californiani hanno nascosto nei giardinetti di zone residenziali una serie di oggetti, tra cui pezzi di legno, veri uccelli morti e fantocci di gufi, per simulare la presenza di predatori.

Le ghiandaie hanno reagito in modo differente a seconda dei casi: i pezzetti di legno le hanno lasciate totalmente indifferenti, i finti gufi hanno scatenato reazioni aggressive come minacciose discese in picchiata verso il predatore di pezza, mentre gli uccelli morti innescavano sempre la “danza funebre” accompagnata dall’inconfondibile canto.

L’esperimento è servito ai ricercatori per dimostrare che gli uccelli interpretano la morte di un loro compagno come una minaccia per l’intera comunità, pur ignorando il modo in cui è avvenuta. Un pericolo, quindi, che deve essere pubblicizzato il più possibile. A questo serve il “funerale”. [Fonte].

 

La vita sociale dei batteri

batterio-vita-sociale.jpgE’ la conclusione a cui sono giunti alcuni ricercatori del MIT, della Woods Hole Oceanographic Institution e del’Insititut Français de Recherche pour l’Exploitation de la Mer che hanno studiato popolazioni selvatiche di batteri oceanici appartenenti alla famiglia delle Vibrionaceae, che comprende la specie responsabile del colera.

“I batteri di solito sono considerati organismi puramente egoisti e le popolazioni batteriche come gruppi di cloni”, ha detto Otto X. Cordero, primo firmatario dell’articolo pubblicato su “Science” in cui viene illustrato lo studio. “Questo è evidentemente in contrasto con ciò che si osserva nelle popolazioni animali e vegetali, in cui gli individui possono dividere i compiti, assumere diversi ruoli complementari e agire sinergicamente.” 

Una popolazione di batteri oceanici è definita dalla somiglianza genetica, dalla condivisione di alcune preferenze di microhabitat o dalla loro capacità di captare particolari sostanze. Dato che i parenti stretti hanno esigenze pressoché identiche rispetto alle risorse disponibili, dovrebbero essere in forte concorrenza fra loro e in effetti la capacità di produrre antibiotici è un classico esempio di un gene “egoista” che dovrebbe aumentare il tasso di riproduzione dell’individuo che ne è portatore anche nei confronti dei parenti più stretti. 

I ricercatori ora dimostrato che in gruppi di batteri strettamente correlati alcuni individui hanno la capacità di produrre composti chimici che uccidono o rallentano la crescita di altre popolazioni batteriche presenti nell’ambiente, ma non quelli della loro cerchia. Le armi sono antibiotici naturali prodotti solo da pochi individui i cui parenti stretti sono portatori di geni che li rendono resistenti. I ricercatori ritengono che i pochi produttori di antibiotici agiscano come protettori dei molti, usando gli antibiotici per difendere la popolazione dai concorrenti o per attaccare le popolazioni vicine.

Ed è proprio questa differenziazione fra individui che producono antibiotici e individui resistenti a suggerire che le popolazioni microbiche si impegnino in una divisione del lavoro in base a un ruolo sociale. Questo spiegherebbe anche perché molti geni sono distribuiti irregolarmente in microbi strettamente correlati: almeno alcuni di questi geni – osservano i ricercatori – possono essere responsabili della creazione in natura di unità sociali di batteri particolarmente strette.

Lo studio – che ha testato circa 35.000 interazioni tra coppie di 185 ceppi di popolazioni di batteri marini – ha rivelato anche una potenziale fonte di antibiotici utili nella lotta contro i patogeni umani che stanno sviluppando la resistenza agli antibiotici in uso, che sono quasi tutti prodotti da batteri che vivono nel suolo. [Fonte].

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Meraviglie della natura: gli uccelli fanno i funerali e i batteri hanno una struttura socialeultima modifica: 2012-09-10T22:04:47+02:00da admin
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