I geologi mettono in guardia sui pericoli del “fracking”, l’ultima tecnica per spremere il nostro pianeta

fracking.jpgFracking è l’abbreviazione di “hydraulic fracturing” che significa fratturazione idraulica. Le due parole racchiudono bene tutto il concetto del fracking: frantumare la roccia usando fluidi saturi di sostanze chimiche iniettate nel sottosuolo ad alta pressione.

Si tratta di una tecnica “non convenzionale” per estrarre gas dalla roccia porosa di origine argillosa detta scisti, shale in inglese, le cui vacuità ospitano in prevalenza metano. Con le tecniche “tradizionali” questo gas non potrebbe essere estratto, visto che il gas è intrappolato in una miriade di pori sotterranei e la classica trivella verticale non arriverebbe ad aprirli tutti.

Con il fracking invece, giunti ad una certa profondità la trivella ed i fluidi di perforazione vengono direzionati orizzontalmente e l’alta pressione innesca una serie di microsismi frantumando la roccia e lasciando sprigionare il gas.

La fratturazione viene eseguita dopo la trivellazione delle rocce contenenti gli idrocarburi, per aumentarne la permeabilità al fine di migliorare l’estrazione del petrolio o dello “shale gas” contenuti nel giacimento.

Ogni pozzo necessita dai 2-4 milioni di galloni di acqua per poter operare, che si traducono, secondo stime convenzionali, in 7-14 milioni di litri di acqua satura di sostanze chimiche che potenzialmente finiscono disperse nell’ambiente.

Nonostante le poco rassicuranti promesse dei petrolieri, secondo cui le cementificazioni e le impermeabilizzazioni dei pozzi sono perfetti, nessuna attività dell’uomo è esente da usura d’uso o da difetti, ed è evidente che continuando a pompare miscele inquinanti nel terreno, prima o poi qualcosa deve pure cedere, fino, prima o poi, ad arrivare nei rubinetti delle persone.

Come per quasi tutti le miscele che l’industria petrolifera inietta nel sottosuolo, non è dato sapere esattamente cosa usano. Ci sono proppanti -per aprire e tenere aperte le fessure nel sottosuolo- ci sono acidi, biocidi, stabilizzatori, inibitori di corrosione, surfattanti, inibitori, agenti per aumentare la viscosità.

ottimismo.jpgFra le sostanze possibili presenti nei fluidi da fracking, secondo un rapporto della Camera USA: naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadelhyde, acido solforico, thiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrylamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldehyde, Di (2-ethylhexyl) phtalati.

Sono tutti cancerogeni o tossici. Fra le sostanze radioattive invece si elencano vari isotopi di antimonio, cromo, cobalto, iodio, zirconio, potassio, lanthanio, rubidio, scandio, iridio, kripton, zinco, xenon, manganese. Bastano? Sul documento le miscele note occupano circa 17 pagine.  

Ma ciò che preoccupa di più è la questione dei terremoti. Molti esperti e ambientalisti sostengono che usando acqua pressurizzata in prossimità di faglie attive, le sollecitazioni potrebbero attivare movimenti sismici. 

È dal 2010, ad esempio, che i cittadini dell’Oklahoma, in teoria stato non sismico, sentono la terra tremare, senza sapere perché. Nel solo 2011 ci sono stati cinque terremoti di magnitudine superiore ai 5 gradi della scala Richter.

Alcuni scienziati, in un articolo pubblicato su Geology il 26 marzo, hanno lanciato un chiaro messaggio: dopo tutti questi anni di pompaggio continuo nella pancia della terra, c’è stato un cambio negli equilibri sotterranei che ha generato un primo terremoto di magnitudine 5.0, per poi scatenarne altri a catena più profondi, fra cui quello di intensità 5.7.

 

La situazione nel mondo

Negli Stati Uniti il fracking è un business e lo stesso presidente Obama si è schierato apertamente dalla parte dei sostenitori di questa tecnica. La Cina ha riserve di gas imponenti, ma manca di infrastrutture necessarie per alimentare il fenomeno. Per questo, Chevron, Halliburton ed ExxonMobil rappresentano per Pechino partner da corteggiare con una certa intensità, soprattutto per la zona del Sichuan, vicino al cuore produttivo del paese. 

La Germania lo consente, e secondo alcune inchieste giornalistiche si parla di un affare da mille miliardi, la Francia lo vieta come pure la Bulgaria. In Polonia le operazioni di fracking sono partite in pompa magna nel 2010, ma a febbraio di quest’anno molti dei 40 pozzi esplorativi sono ancora fermi allo stato iniziale e l’entusiasmo iniziale lascia ormai spazio allo scetticismo.

In Italia, invece, è “tecnicamente” vietato, ma senza una legge vera e propria. Questo significa che in futuro alcune compagnie petrolifere potranno ricorrere a questo metodo estrattivo se il nostro governo non deciderà di vietarlo categoricamente con una legge ad hoc. Infatti, secondo l’Unmig, l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, sarebbero già 39 i pozzi di attivi. 

In questo momento esistono vari progetti, tutti ancora agli stadi iniziali per eseguire fracking. A Grosseto e Siena, progetti in cui la Independent Resources, la stessa dello stoccaggio di Rivara, dove c’è stato il terremoto durante la primavera del 2012, e la European Gas Limited vogliono estrarre metano da strati carboniferi secondo la tecnica del Coal Bed Methane.

Situazione analoga in Sardegna, dove la ditta proponente è la Carbosulcis. La preoccupazione più diffusa collegata al fracking in Italia è ovviamente la possibilità di terremoti. Nel nostro paese, per storia e per il modo di aver costruito gli edifici, un terremoto di grado 5.7 Richter avrebbe effetti molto più devastanti che in Oklahoma.

 

La conoscenza dell’opinione pubblica

La parola fracking è arrivata al grande pubblico da quando il regista americano Josh Fox ha realizzato Gasland, un documentario sulle estrazioni di “gas non convenzionale” negli USA. Correva l’anno 2009, sebbene il fracking fosse stato inventato nel 1947, poi ottimizzato e diffuso su larga scala a partire dal 1997 nel Barnett Shale in Texas.

Il fracking ha poi preso il definitivamente il sopravvento nel 2005 grazie all’amministrazione del duo petrolifero Bush-Cheney che esentò questa pratica dalle leggi di protezione ambientale negli USA, fra cui il Safe Water Drinking Act e che aprì le terre demaniali degli stati centrali degli USA ai petrolieri. Attualmente, Matt Damon, nel suo ultimo film Promised Land, si schiera apertamente contro questa tecnica di estrazione petrolifera.

I geologi mettono in guardia sui pericoli del “fracking”, l’ultima tecnica per spremere il nostro pianetaultima modifica: 2013-04-04T17:27:21+02:00da admin
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